I tempi si accorciano, le giornate diminuiscono e i traguardi fissati a inizio stagione sono lì, a portata di mano. Come giustamente ricorda mister Bucchi, quando si va in trasferta – soprattutto contro la capolista – tutti cercano prima di tutto di stare in partita. E l’Arezzo, nelle ultime due gare casalinghe contro Pontedera e Juventus Next Gen, ha dimostrato di saperlo fare eccome: sei punti pesantissimi, solo due gol subiti… anzi, nessuno, e con la sensazione che nell’ultimo match si potesse chiuderla prima, con maggiore convinzione sotto porta.
A Montecelio ci aspetta il classico scenario: il “pullman” parcheggiato davanti alla porta. Forse non solo in campo, ma sicuramente sull’atteggiamento. Una squadra che, probabilmente priva di entrambe le punte, cercherà di colpirci di rimessa. Non ha nulla da chiedere e nulla da perdere, dopo un campionato esaltante. È una matricola, sì, ma ben strutturata e sostenuta da una dirigenza forte. E non dimentichiamolo: al Comunale ci ha inflitto l’unica sconfitta casalinga della stagione. Un motivo in più per non abbassare la guardia.
E l’Arezzo? Il vero dubbio riguarda la piena disponibilità di Coppolaro e il possibile inserimento di Cortesi. Insieme a Chierico, potrebbero essere le molle giuste per sfondare centralmente, alternando le soluzioni: aperture “a calice” sugli esterni, carrelli sulle fasce, inserimenti continui. Ionita sarà, come sempre, il baricentro della squadra, il peso specifico che tiene insieme fase offensiva e contenimento.
Bucchi ha le sue carte e saprà scegliere i momenti giusti per giocarle. Lo ha spiegato bene parlando di Pattarello: senza da tempo la sua spalla ideale per le rapide sovrapposizioni, Emiliano è stato costretto ad arretrare il raggio d’azione, sacrificandosi anche in copertura. Questo ne ha inevitabilmente limitato gli “strappi” vincenti e può farlo apparire meno brillante del suo standard da campione. Ma il valore non si discute.
E qui parlo da tifoso di lunga data, da uno che segue l’Arezzo da 75 anni. Ho visto il brindisi per la cessione di Ferrario alla Lucchese, al Principe di Piemonte di Viareggio, nel lontano 1950. Posso dire, senza esitazioni, che Pattarello merita già un posto in una virtuale bacheca amaranto, accanto a nomi che hanno fatto la storia: Meroi, Fara, Tovalieri, Neri, Abbruscato, Floro Flores… e tutti gli altri che ogni tifoso porta nel cuore.
Adesso però conta una cosa sola: restare concentrati, soffrire quando serve, colpire al momento giusto. Stare in partita, sì. Ma con l’anima amaranto pronta a fare la differenza.


