All’ Eremo di Camaldoli non c’è più verso: basta scrollare, basta binge-watchare, basta balletti su TikTok tra un’Ave Maria e una Compieta. Il priore, Don Matteo Ferrari, ha tirato la corda e ha detto chiaro e tondo: “O ché siamo, influencer o monaci?”
La notizia fa sorridere, perché l’appello contro i social è arrivato – tenetevi forte – proprio via Facebook. Ma il messaggio è serio: “Fratelli, la cella non è mica il salotto con Netflix acceso e la serie turca che va fino a Mattutino!” Qui si prega, si medita, si cerca l’Altissimo. Non si fa la maratona di film come se si fosse al cinema dell’oratorio.
Il problema, spiega il priore, è che tra i frati c’è il ricambio generazionale. Ci sono quelli che il computer l’hanno imparato a usare a furia di tastare coi due ditini, e poi ci sono i nativi digitali, che se gli levi il Wi-Fi gli prende lo sconforto mistico. Per questi ultimi, i social son quasi un’estensione dell’anima: se un pensiero non lo posti, pare non sia successo davvero.
Ma attenzione: nessuno vuol tornare all’età della pietra (che a Camaldoli l’hanno già vista passare un paio di volte, essendo lì da prima dell’anno Mille). Il priore, che è moderno e sul web ci sta pure lui, dice solo: “Usiamo la tecnologia per servire la vocazione, non per farci servire da lei.” Tradotto: se Facebook ti serve per organizzare la comunità, bene. Se invece diventi più esperto di filmografia che ricercatore di Dio, allora c’è qualcosa che non torna.
E così Netflix e TikTok finiscono nel mirino, simboli della tentazione digitale che ti prende per la tonaca e non ti molla più. Un film visto tutti insieme? Va bene, si commenta, si cresce, magari si riflette. Ma guardarselo da soli in cella, con le cuffiette e la candela spenta, anche no. La cella dev’essere “crogiuolo di preghiera”, non sala streaming premium.
Insomma, niente monaci gaudenti che tra un salmo e l’altro fanno le stories col filtro aureola. A Camaldoli si torna all’essenziale: silenzio, preghiera e – se proprio – Wi-Fi con giudizio.
Perché, come direbbe un vecchio frate col saio consumato: “Figlioli, il Signore perdona tutto… ma il buffering durante la meditazione, anche no.”


