Ore dieci, sabato mattina, centro di Arezzo che sbadiglia e s’è già preso il caffè doppio. Sui giornali pareva tutto sfumato: niente accordo tra il centrodestra e Marcello Comanducci, con l’ombra di Gianfrancesco Gamurrini a fare da contorno. “Troppo condimento”, avranno detto nei partiti.
E invece, zac! Nel portone dove abita Francesco Macrì, ecco la processione: entra Pasquale Macrì con Luca Fanfani sottobraccio, dopo un soffio di minuti si materializza pure Giuseppe Angiolini. Un viavai che manco alla svendita di fine stagione. La gente guarda, commenta, fa due più due e intanto compra il giornale.
Alle 12.30, puntualissima come la fame prima di pranzo, esce la lettera: “candidatura civica” di Beppe Angiolini. E lì parte la Sugar mania. Perché diciamolo: se la politica è amara, un po’ di zucchero serve. Ma qui si rischia il picco glicemico.
Comanducci voleva Gamurrini al suo fianco, i partiti del centrodestra hanno storto il naso: “Così è troppo”. Porta socchiusa, spiraglio aperto, ma poi la “ditta” — doppio Macrì e doppio Fanfani — mette il timbro. E Beppe Sugar ci sta. Si vocifera pure che i simboli si possano sacrificare sotto la lista dei risvoltini. Ora, ma ve lo immaginate il civico Beppe attorniato dagli stemmi di Giorgia Meloni e Matteo Salvini? Roba da sfilata primavera-estate.
Intanto dall’altra parte del campo, Donati dice “no grazie” alle primarie semi-proposte da Vincenzo Ceccarelli. Però con la mossa Sugar il famoso campo largo si rimette a tremare come budino: magari l’accordo si riavvicina, magari no. Si profila un duello mica da ridere: prêt-à-porter contro sartoria su misura.
E chi resta col cerino in mano? Alessandro Ghinelli che si dice stupito (ma quanto?), e Comanducci che pensava di tenere i partiti per le briglie. Da Lucia Tanti arriva il post in stile “Beppe, ricordati degli amici”, che suona come una carezza ma anche come un promemoria.
Insomma, sabato mattina fiacco? Manco per sogno. Qui si impasta, si cuoce e si glassa tutto in poche ore. È già Sugar mania, ma attenti: troppo zucchero in politica fa venire il mal di pancia. E il picco glicemico, si sa, dopo un po’ ti fa crollare.


