Dopo una notte passata a ripensare a tutto – alla partita, alle parole serene di mister Cristian Bucchi, a quella sensazione di fiducia che aleggiava prima del fischio d’inizio – mi sono ritrovato a rivedere il mio (e non solo mio) concetto di gioco a calice.
Perché a Arezzo in quel di Gubbio il gambo del calice si è allungato. E non di poco.
Il perno era sempre lui, il nostro 7, Filippo Guccione: a recuperare palloni, a dettare i tempi, a smistare gioco davanti alla difesa con quella calma che trasmette sicurezza a tutta la squadra. Ma la novità è stata un’altra.
Oltre il perno, si è aggiunto un altro “gambo”. Un tre per otto che fa ventiquattro: Federico Chierico.
Ventiquattro non solo di numero, ma di intensità. Di pressione alta. Di palloni strappati là davanti. Di recuperi sporchi trasformati in azioni pulite. Un giocatore che non si è limitato a rincorrere, ma ha recuperato e smistato per gli attaccanti, diventando il primo costruttore offensivo.
E contro una difesa arcigna e strutturata come quella degli eugubini, non era affatto scontato. Serviva intelligenza tattica, serviva gamba, serviva coraggio.
E così si è vinto.
Forse non è ancora un nuovo modulo scritto sulla lavagna. Forse è solo un’evoluzione del calice. Ma quel gambo allungato, quella doppia anima centrale – uno a protezione, uno in pressione – ha dato equilibrio e profondità.
Se questo è l’inizio di una nuova interpretazione tattica, allora sì: tre per otto può davvero fare ventiquattro.
E può farci sognare.
Foto: S.S. Arezzo


