Il sindaco Alessandro Ghinelli e l’assessore Alessandro Casi su Facebook annunciano soddisfatti il compimento dell’opera. Un intervento – dicono – per aumentare la sicurezza di pedoni, ciclisti e frequentatori del parco. Insomma, ora si può attraversare senza fare la prova di sopravvivenza tipo “Squid Game versione via Fiorentina”.
Solo che c’è un dettaglio. Piccolo, eh.
È dal 2019 che l’Ortica ci gira intorno, quando il posto qualcuno chiamava erronemante Parco Marchionna, e già allora si segnalavano problemini vari. Poi negli anni il parco ha avuto più promesse che panchine, diventando nel frattempo pure il paradiso dei cinghiali e delle opere annunciate col contagocce.
Sono almeno dieci anni che i cittadini chiedono una cosa semplice semplice: un parco vivibile, una fontanella e due lampioni. Non il ponte sullo Stretto, eh. Giusto la possibilità di portare il cane senza torcia frontale e senza la sensazione di essere entrati in una riserva faunistica.
A suo tempo furono raccolte pure le firme. Risultato?
Un’area cani — utile, per carità — e per il resto il buio pesto.
La spiegazione tecnica era anche suggestiva: la zona è cassa di espansione del torrente Bicchieraia. Tradotto dal burocratese: una recinzione si poteva fare, ma mettere due lampioni pareva un attentato all’ecosistema.
E infatti l’ecosistema ha ringraziato.
Al tramonto il parco diventava territorio libero per i cinghiali, con apparizioni che qualcuno giura fossero pure di lupi. Insomma, chi portava il cane a spasso entrava più o meno nella catena alimentare locale.
Nel frattempo il parco è stato anche dedicato a Enrico Berlinguer, gesto simbolico nobilissimo. Solo che, per onorarne davvero la memoria, forse sarebbe stato utile anche renderlo frequentabile dai vivi, non solo dalla fauna.
Così per anni è rimasto lì:
frequentato di giorno… e lasciato al buio la sera.
Poi succede una cosa curiosa.
Si avvicinano le elezioni amministrative… e improvvisamente zac!: lavori finiti, attraversamento pronto e soprattutto luci accese.
Curiosamente l’asfalto nuovo si ferma preciso sull’attraversamento pedonale, mentre il resto della strada resta nel più autentico stile Ghinelli: una collezione di buche, rattoppi e avvallamenti che sembra più un percorso da rally che una via cittadina.
I residenti ormai lo fanno a memoria, tra slalom e frenate d’emergenza.
Ma magari è tutto programmato: forse tengono le buche come scorta elettorale, da sistemare giusto la settimana prima del voto.
Quando si dice programmazione amministrativa.
Sui social, infatti, la gente non l’ha presa proprio come la presentazione di una nuova opera del Rinascimento. I commenti sono un piccolo capolavoro di vernacolo e ironia locale.
Uno scrive:
“Siete riusciti a concluderne una?! Meno male ci sono le elezioni!”
Un altro cita il proverbio:
“De tre una, anco le brice.”
Che tradotto dal dialetto significa più o meno: su tre cose promesse, se ne fa una… e pure quella alla buona.
Poi c’è chi chiede ingenuamente:
“Ma dove sarebbe il Parco Berlinguer?”
Domanda legittima, perché tra cambi di nome, lavori eterni e cinghiali residenti, ormai il parco è diventato quasi una creatura mitologica: tutti ne parlano, pochi l’hanno visto davvero sistemato.
Comunque sia, ora Ghinelli possiamo dirlo: era ora, Ghinelli.
E chissà, magari con un’altra tornata elettorale tra qualche anno arriveranno pure due panchine dritte e un cestino che non trabocca.
Comunque sia, una certezza ora ce l’abbiamo:
al Parco Berlinguer la luce è arrivata.
Meglio tardi che mai, dirà qualcuno.
I cinghiali, invece, pare stiano già preparando il ricorso…
per sfratto.
Foto da Facebook post di Alessandro Ghinelli e Alessandro Casi


