La campagna elettorale non è ancora partita ufficialmente, ma ad Arezzo l’aria sa già di ring politico. A rompere il ghiaccio ci ha pensato Vasco Giannotti, ex parlamentare e veterano della politica cittadina, che in un’intervista ha fatto un giro completo del campo: dal centrosinistra al centrodestra, passando per primarie, liste civiche e vecchie guardie che – a sentir lui – starebbero ancora troppo comode sulle poltrone.
Giannotti parte dalla sua esperienza con il Forum Risk della sanità, ma ci mette poco a virare sul vero tema: le comunali. E qui il primo siluro è per casa sua. Secondo l’ex deputato il centrosinistra ha gestito male la questione del candidato sindaco, soprattutto quando ha fatto melina sulle primarie. Per lui sono l’unico modo per far decidere davvero i cittadini e non le segreterie chiuse a chiave. Tradotto dal politichese: meno stanze dei bottoni e più gazebo.
Nel mirino finisce anche il Partito Democratico, dove – dice Giannotti – la vecchia classe dirigente continua a fare resistenza come quei mobili che nessuno butta ma che nessuno usa più. Servirebbero energie nuove, più confronto e meno silenzi. E per riportare un po’ di discussione tra la gente tira fuori pure un’idea vintage: i consigli di circoscrizione, roba che sa di politica anni Novanta ma con la promessa di far parlare i quartieri.
Poi arriva il capitolo alleanze. Qui Giannotti si fa quasi romantico: ben vengano le liste civiche, dice, perché i partiti da soli non bastano più e serve coinvolgere giovani e società civile, magari su temi come ambiente e pace. Un applauso lo strappa anche Vaccari, definito una risorsa da tenere lontana dalle solite faide interne.
Molto meno tenero il commento su Angiolini. La sua candidatura civica, secondo Giannotti, sarebbe stata inghiottita dal centrodestra come una brioche nel cappuccino: sparita la civica, rimasto il sapore politico.
Ma la bordata più grossa è per l’amministrazione di Alessandro Ghinelli. Qui Giannotti non gira intorno: dieci anni di governo definiti un “fallimento totale”, con degrado e mancanza di visione. Insomma, secondo lui la città avrebbe passato l’ultimo decennio a girare a vuoto. Per voltare pagina indica Vincenzo Ceccarelli come l’uomo della sintesi: esperienza, competenza e capacità di tenere insieme il centrosinistra.
Apriti cielo.
Il sindaco Ghinelli prende il telefono e risponde con un post sui social che è una via di mezzo tra una replica istituzionale e una tirata d’orecchi. Dice di aver letto l’intervista “con sorpresa ma senza stupore”, sottolineando che i toni sembrano più da comizio che da analisi.
E poi arriva la stoccata: definire fallimentari dieci anni di amministrazione – scrive – significa non vedere quello che è stato fatto. E cita proprio il Forum Risk, ricordando che il Comune ci ha creduto e lo ha sostenuto, portando ad Arezzo migliaia di professionisti della sanità e dando alla città una visibilità nazionale e internazionale che prima non c’era.
Il messaggio finale è chiaro: fare campagna elettorale è legittimo, ma magari con argomenti un po’ più robusti e meno slogan.
Ma il vero spettacolo, come spesso accade, non è nel post ma sotto. Nei commenti parte il classico rodeo social: c’è chi difende il sindaco a spada tratta, chi accusa Giannotti di sputare nel piatto dove ha mangiato, chi tira fuori vecchie ruggini politiche e chi semplicemente applaude alla risposta.
In mezzo spunta pure chi ironizza sulla foto scelta dal sindaco per accompagnare il post, quasi fosse il dettaglio più importante della giornata.
Morale della favola: la campagna elettorale ad Arezzo non è ancora iniziata ufficialmente, ma tra interviste, repliche e commentatori da tastiera il clima è già quello delle grandi occasioni.
Popcorn pronti.


