Il materiale di partenza è un articolo di Luca Serafini sul Corriere di Arezzo (12 marzo 2026).
Qui lo abbiamo passato nel frullatore dell’ortichese e servito in salsa satirica.
Ad Arezzo succede una cosa buffa: mentre la città si prepara alle elezioni di fine maggio, nelle partecipate comunali sta per scadere mezza batteria di poltrone. Non panchine, proprio poltrone. Quelle larghe, imbottite, con il rimborso spese incorporato. E allora nasce il dubbio: le nomine le fa il sindaco uscente o chi arriverà dopo?
Il sindaco uscente, Alessandro Ghinelli, ha già fatto sapere che secondo lui la risposta è semplice: le nomine le fa lui, perché fino a prova contraria il sindaco è ancora lui. Tradotto dal politichese: finché ho le chiavi di Palazzo Cavallo, il mazzo delle poltrone lo gestisco io.
Solo che in città qualcuno storce il naso. Perché se le elezioni sono il 24 e 25 maggio e molti incarichi scadono il 30 aprile, viene spontaneo chiedersi se non sarebbe più elegante lasciare la scelta a chi governerà dopo. Ma l’eleganza, si sa, in politica è come il parcheggio gratis in centro: rara e difficile da trovare.
Il risiko delle partecipate
E allora partiamo con il giro turistico delle aziende pubbliche locali, che più che un elenco sembrano il tabellone di Risiko delle poltrone.
C’è Afm, la municipalizzata delle farmacie: presidente Ennio Duranti, scadenza a fine aprile.
C’è Atam, quella dei parcheggi e delle scale mobili: amministratore unico Carla Tavanti, stessa scadenza.
Poi Multiservizi, che nonostante il nome altisonante si occupa solo dei cimiteri: amministratore unico Guglielmo Borri, anche lui in scadenza.
Insomma, ad Arezzo si parcheggia, si compra l’aspirina e si va al camposanto… ma prima bisogna rinnovare i consigli di amministrazione.
Il pezzo grosso: Estra
Il vero piatto forte però è Estra, il colosso dell’energia. Qui il gioco si fa serio: ad aprile scade il CdA e secondo i patti parasociali spetta ad Arezzo indicare il presidente.
Oggi la poltrona è occupata da Francesco Macrì. Domani? Dipende da chi tirerà i fili della nomina. Ed è qui che la faccenda diventa interessante, perché quando si parla di energia… l’energia politica sale subito di tensione.
Le partecipate minori (si fa per dire)
Nel mazzo ci sono anche:
- Lfi, trasporto pubblico, presidente Bernardo Mennini in scadenza.
- Coingas, che gestisce le quote di Estra, guidata da Maria Paola Petruccioli.
- Nuove Acque, dove il Comune è socio importante ma non dominante, con presidente Carlo Polci (non in scadenza).
Poi ci sono le altre società dove gli incarichi durano più a lungo: Aisa Impianti, Arezzo Casa, Arezzo Fiere e Congressi.
Insomma: una costellazione di consigli, presidenti, amministratori unici. Una galassia che ruota sempre attorno allo stesso pianeta: la nomina politica.
Le fondazioni e il valzer finale
Come se non bastasse, con la fine del mandato cambiano anche le fondazioni comunali: Arezzo Comunità, Intour e Guido d’Arezzo.
E poi altri organismi cittadini: Fraternita dei Laici, Istituto Fossombroni, Biblioteca.
Un cambio di stagione che sembra quasi naturale. Tipo primavera. Solo che invece dei ciliegi in fiore, qui sbocciano consigli di amministrazione.
Il vero dilemma
Alla fine la domanda resta una sola:
le poltrone le assegna Ghinelli prima di uscire o il prossimo sindaco dopo le elezioni?
La risposta ufficiale ancora non c’è. Ma ad Arezzo molti hanno già capito come funziona il calendario politico locale:
prima si vota,
poi si governa,
ma le poltrone… quelle non aspettano mai.


