L’aula del Consiglio comunale è pronta, ordinata, lucidata come nelle grandi occasioni. I banchi ci sono, le sedie pure, i microfoni funzionano. Manca solo un dettaglio: i consiglieri.
La foto dell’aula praticamente deserta racconta più di tante parole l’ennesima seduta finita prima del tempo per mancanza del numero legale. Succede sempre più spesso e, guarda caso, quasi sempre dopo la pausa pranzo. Coincidenze? Può darsi. Oppure sarà che tra un primo, un secondo e magari un bicchiere di rosso di troppo, l’abbiocco post-pranzo colpisce duro.
Il consigliere Simone Menchetti sui social si è posto una domanda semplice: “Candidarsi per comportarsi così, che senso ha?” Domanda legittima. Perché una volta finita la parte iniziale della mattinata – interrogazioni, pratiche e formalità varie – quando si dovrebbe entrare nel vivo con atti di indirizzo e mozioni, cioè le proposte politiche vere e proprie, ecco che l’aula si svuota più velocemente di un buffet gratis.
Qualcuno deve aver pensato che il Consiglio comunale sia tipo un antipasto: si assaggia qualcosa, poi via tutti. Peccato che quelle mozioni e quegli atti servirebbero, almeno sulla carta, a discutere idee e soluzioni per la città.
Ma in questo periodo l’aria che tira è un’altra. Siamo ormai a ridosso delle elezioni amministrative e l’attenzione generale sembra concentrata più su liste, candidati, equilibri, alleanze e soprattutto poltrone, piuttosto che sui problemi di Arezzo. La politica locale appare impegnata soprattutto in una disciplina olimpica molto praticata: la ginnastica per la ricandidatura.
Programmi? Boh. Contenuti? Vedremo. Intanto però il Consiglio comunale, che dovrebbe essere il cuore del dibattito cittadino, rischia di diventare una formalità da sbrigare tra una riunione e un aperitivo elettorale.
Menchetti, nel suo post, racconta che lui resta sempre in aula anche dopo i propri interventi per ascoltare sindaco, assessori e colleghi. Una pratica quasi rivoluzionaria, a quanto pare. Perché evidentemente ascoltare gli altri non è più uno sport molto di moda.
E così la scena che resta è quella della foto: un’aula bella, grande, silenziosa… e quasi vuota.
Più che una seduta del Consiglio comunale, sembra il set di un documentario sulla politica locale: “Alla ricerca del consigliere scomparso. Episodio: dopo pranzo”.
E mentre qualcuno forse digerisce ancora il cinghiale o il peposo, la città aspetta. Ma tranquilli: tra poco inizierà la campagna elettorale. Lì sì che di presenze non ne mancheranno.


