In questi giorni Emiliano Pattarello è finito nel mirino di qualche pseudo-tifoso. Critiche, commenti facili, giudizi dati con troppa leggerezza. Ed è proprio per questo che vale la pena ricordare chi è davvero questo giocatore e quanto ha dato – e continua a dare – alla maglia amaranto.
Già quando lo vedevo giocare in Serie D, mi sembrava impossibile non immaginarlo in categorie superiori. Una vera trazione anteriore per qualsiasi squadra: strappi improvvisi, potenza nelle gambe, progressioni che spaccano le difese. Una forza che sembra uscire da un fisico quasi da robot, solido e instancabile.
Sì, parlo proprio di Emiliano Pattarello.
Mister Indiani, durante un allenamento, arrivò persino a dirgli – con il suo modo diretto – che se avesse ripetuto una certa uscita avrebbe fatto meglio a trovarsi un’altra squadra. Ma già allora si intuiva il potenziale del ragazzo. A Ponsacco e poi a Livorno diede prova delle sue enormi qualità.
Ricordo che quasi a fine campionato lo invitammo al nostro tavolo, un gruppo di tifosi di lunga data. Ci trovammo davanti un ragazzo timido, quasi schivo, ma con dentro una forza e una determinazione che sembrano esplodergli da dentro.
Con l’arrivo di Bucchi e durante questi due anni e mezzo di Serie C, l’ho visto crescere: più maturo, più calmo, più razionale. E ancora più decisivo. Sa bene che il suo contributo è importante per la squadra, senza mai togliere nulla al valore dei compagni.
Un episodio lo racconta bene: durante la partita casalinga contro la Pianese, dopo aver conquistato un rigore, ha consegnato il pallone a Cianci per farlo battere. Un gesto semplice, ma che dice molto sulla maturità del giocatore e sullo spirito del gruppo.
Per questo sorprende vedere qualcuno accanirsi contro di lui. Il calcio vive di momenti, ma la memoria dovrebbe essere più lunga. Pattarello è uno di quei giocatori che lasciano il segno, e non solo per i gol o le accelerazioni.
Chi ama davvero l’Arezzo lo sa bene.
Forza Arezzo.


