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📄 FONTE La nota di Pasquale Giuseppe Macrì Presidente del Comitato SìRiforma Arezzo
Oh via, qui un si tratta mica di bischerate da tecnici col parrucchino e i fogli pieni di timbri: stavolta c’è da decidere davvero che giustizia vogliamo. E a dirlo chiaro e tondo è Pasquale Giuseppe Macrì Presidente del Comitato SìRiforma, che un ci gira troppo intorno e la butta lì come si fa al bar: “Qui bisogna votà SÌ, punto e basta”.
Perché? Perché, dice lui, ‘sta benedetta separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica è roba di civiltà, mica un capriccio. “O giudice deve esse’ giudice davvero, non uno che ieri stava da una parte e domani dall’altra”, tradotto dal politichese.
Insomma, secondo Macrì oggi succede una cosa che fa storce’ il naso a parecchi: accusa e giudice stanno dentro lo stesso “giro”, si conoscono, parlano la stessa lingua e ogni tanto si scambiano pure il mestiere. E il cittadino? Sta lì a guardà e si chiede se la partita è davvero pari.
E qui arrivano i tre punti, detti alla toscana, senza troppi fronzoli:
- Il giudice deve sta’ nel mezzo davvero, non sembrà più vicino a chi accusa.
- Accusa e difesa devono giocà alla pari, sennò che processo è?
- Ognuno faccia il suo mestiere, e lo faccia bene fin dall’inizio.
Macrì poi lo dice chiaro: “Un si tocca l’indipendenza della magistratura, quella è sacra”. Però aggiunge anche che la gente, quando sente odore di “corporazione”, si inalbera. E allora questa riforma, secondo lui, serve proprio a ridà fiducia e a fa’ un po’ di pulizia nelle percezioni.
In poche parole: meno confusione, più chiarezza.
E soprattutto, dice tra le righe, basta giochetti e appartenenze: il giudice deve fa’ l’arbitro, zitto e imparziale, come quando si guarda una partita seria.
Ora la palla passa ai cittadini.
E come si direbbe da queste parti: “O si vota con la testa… o poi un ci si lamenti al banco del caffè.”


