AREZZO – O ragazzi, qui si ride per non piangere. È dal 2018 che ‘sto benedetto cavallo, quello regalato dall’artista Gustavo Aceves e ribattezzato “Cavallo della Vera Croce”, gira più dei piccioni in piazza senza mai trovare un posto fisso.
La storia la sapete: dopo la mostra “Lapidarium” sembrava fatta, invece nada. In centro storico? Eh no, un si pole. La Soprintendenza storce il naso, e già lì si capisce che la faccenda si mette male. Nelle rotonde? Macché, guai a toccare l’estetica delle rotatorie, che lì un ci vogliono sculture, pare d’esse a Versailles.
Allora uno dice: mettiamolo in un parco. E invece no, perché poi i bimbi ci salgono sopra e lo sciupano. In periferia? Nemmeno, perché l’artista lo vole in centro. Al chiuso? Troppo grosso. Insomma, ‘sto cavallo è diventato più difficile da sistemà d’un parente invadente a Natale.
E intanto sta lì, tra depositi e sistemazioni di fortuna, come uno che aspetta casa popolare e non gli arriva mai il turno.
Ora, domanda semplice semplice, come direbbe Marco Botti: ma quel tondo nuovo ai Giardini della Stazione, a Arezzo, a che serve? Un si potrebbe, così per dire eh, metterci finalmente il cavallo e chiuderla lì?
Perché qui si ragiona tanto, ma alla fine un si decide mai nulla. E il cavallo resta lì, più fermo d’un semaforo rotto… in attesa che qualcuno, prima o poi, dica: “Oh, ma mettiamolo qui e finiamola lì!”
Che sarebbe anche l’ora, via.
Foto e articolo da post facebook di Marco Botti


