Eccoli lì, puntuali come la pioggia d’autunno: i soliti piagnoni olivari. Prima a correre in federazione per i tempi lunghi del Ravenna FC, poi a gridare agli “aiutini” per l’S.S. Arezzo. Una litania continua, buona solo a coprire quello che succede davvero: sul campo, dove gli amaranto parlano con i fatti.
Si attaccano a tutto: una mano vista o non vista, un fischio mancato, un contatto in area. Poli che “non vede”, D’Uffizi che diventa un caso nazionale… ma la verità è che quando la palla rotola, l’Arezzo c’è. Eccome se c’è.
E non basta. Al momento della messa in liquidazione volontaria della Ternana Calcio, ecco partire le minacce, con Passeri in prima linea pronto a evocare tribunali e carte bollate. Perché quando il campo non basta, allora si prova con le scrivanie.
Certo, il precedente del Rimini FC può far comodo nei discorsi da bar, ma la realtà è un’altra: le scorciatoie legali non costruiscono vittorie, al massimo alimentano illusioni. E qui di illusioni ce ne sono tante, condite da lacrime… più salate delle olive ascolane.
Dall’altra parte, invece, c’è chi dimostra cosa vuol dire essere una società vera. Un grande Presidente non piange, non minaccia, non cerca alibi: dà l’esempio. E l’Arezzo lo sta facendo, con dignità e forza.
Perché essere amaranto oggi significa questo: vincere sul campo e, soprattutto, dimostrare una superiorità sportiva che va oltre il risultato. E mentre qualcuno continua a lamentarsi, noi continuiamo a guardare avanti. A testa alta.


