Ad Arezzo l’acqua scarseggia, ma i commenti no.
L’ultima “fontana” finita sotto i riflettori social è quella del Poggio del Sole, dove l’unica cosa che non scorre — a quanto pare — è proprio l’acqua. Per il resto, tra post e repliche, il flusso è continuo.
C’è chi prova a ricordarne un passato funzionante, collocato in un tempo ormai quasi mitologico, tra vecchie amministrazioni e qualche anno di gloria: “Avrà funzionato cinque o sei anni”, azzarda qualcuno. Poi più nulla.
Nel frattempo, la realtà è sotto gli occhi di tutti: una fontana senz’acqua, ma non senza opinioni. “Ci fosse una fontana che funziona ad Arezzo”, scrive un’utente, sintetizzando un sentimento che nei commenti trova terreno fertile.
E come sempre accade, il dibattito prende direzioni imprevedibili. Si passa dalla manutenzione al senso civico (“dentro ci finisce di tutto”), fino a riletture decisamente più creative dell’utilizzo dello spazio.
Così, tra ironia e rassegnazione, nasce una nuova toponomastica non ufficiale: le “fonti secche”. Una definizione che, tra una battuta e l’altra, sembra mettere tutti d’accordo.
Perché se l’acqua non arriva, almeno l’ironia continua a scorrere. E quella, ad Arezzo, non sembra destinata a esaurirsi.
Da fontana a “fonte secca” il passo, ad Arezzo, sembra sempre più breve.
Succede anche al Poggio del Sole, dove quella che un tempo era una fontana oggi appare senz’acqua, diventando oggetto di segnalazioni e, immancabilmente, di commenti sui social.
“Quantomeno non è sommersa di rifiuti”, scrive un’utente. E da lì si apre il consueto dibattito: c’è chi ricorda una recente pulizia solo parziale, chi si chiede se abbia mai funzionato davvero e chi prova a fare un passo indietro nel tempo, collocandone il funzionamento agli anni delle passate amministrazioni.
Ma è nei commenti che il tono cambia. Tra osservazioni amare e battute, qualcuno allarga il discorso: “Ci fosse una fontana che funziona ad Arezzo!!!”. Altri replicano puntando il dito anche sul senso civico: “Ci manca anche la gente civile, a volte c’è di tutto dentro”.
E poi l’ironia, quella che sui social non manca mai: c’è chi parla di “fonti secche” come nuova denominazione cittadina e chi, con leggerezza, trasforma il luogo in un improbabile punto di ritrovo.
Piccoli episodi quotidiani che, tra segnalazioni e commenti, raccontano non solo lo stato degli spazi urbani, ma anche il modo in cui la città si confronta — e si sfoga — online.









Un’altra fonte “secca”, specialmente quando piove poco, è quella di Piazza Grande; uno spisciolino che sembra quello di un affetto da ipertrofia prostatica.