Ad Arezzo è scoppiata l’epidemia più contagiosa della stagione elettorale: la Rigutinite acuta.
Si manifesta così: appena si nomina l’Alta Velocità, scatta il riflesso automatico – “Rigutino!” – come se fosse il prezzemolo delle infrastrutture. Lo metti ovunque e stai sereno.
Il primo a salire sul treno (metaforico, perché quello vero ancora si aspetta) è Vincenzo Ceccarelli, che la mette giù con filosofia ferroviaria: una stazione AV o si collega ad altri treni… oppure è un soprammobile costoso. E quindi giù bordate all’ipotesi “in mezzo al nulla”, con invito diretto al Ministro Salvini: “Venga a vedere dove la volete fare”. Tradotto: portategli le scarpe buone.
Ma non è solo. Perché quando si tratta di Rigutino, la politica aretina diventa improvvisamente un coro alpino.
Lucia Tanti alza la mano e rilancia: “Scelta imprescindibile”. Traduzione: o Rigutino o niente, tipo referendum costituzionale ma con meno quorum e più entusiasmo.
Marco Casucci non è da meno e parte in modalità slogan da campagna elettorale: “Senza se e senza ma”. Che in politica è un po’ come dire “fidati”, di solito è lì che iniziano i problemi.
E poi arriva pure la lettera d’impegno, firmata con solennità: Ceccarelli e Comanducci uniti nella sacra alleanza del binario giusto. Una roba che se la metti su pergamena sembra quasi la nascita della Costituzione… ma con meno articoli e più coincidenze ferroviarie.
Nel frattempo, dall’altra parte del campo, aleggia l’ipotesi alternativa: la stazione nel nulla. Un progetto avveniristico, dove l’unico scambio garantito è quello tra il viaggiatore e il senso di smarrimento.
E mentre i politici fanno squadra (miracolo raro quanto una coincidenza Trenitalia rispettata), sotto esplode il dibattito popolare:
– chi dice “Rigutino tutta la vita”
– chi risponde “meglio Chiusi”
– chi rilancia “Creti non è il nulla!”
– chi propone direttamente Subbiano, già che si è portato avanti
– e chi, nel dubbio, insulta tutti per mantenere alta la qualità del confronto
Nel grande circo dell’Alta Velocità, tra dichiarazioni solenni, impegni firmati e battaglie epiche, resta un piccolo dettaglio tecnico: la stazione, prima o poi, andrebbe anche costruita.
E magari collegata.
Perché alla fine il rischio è sempre quello:
discutere per anni su dove far fermare un treno…
che poi non si ferma da nessuna parte.


