Cala il sipario sull’ultima seduta del Consiglio Comunale di Arezzo e, puntuale come una notifica, arriva il grande classico della politica contemporanea: il post di commiato su Facebook. Un genere letterario ormai codificato, a metà tra il diario di bordo, il testamento morale e il trailer della prossima campagna elettorale.
Il sindaco uscente apre le danze con un messaggio che riesce nell’impresa di essere insieme epico, istituzionale e vagamente natalizio: ringraziamenti a pioggia, memoria storica, senso dello Stato e quel tono da “abbiamo fatto tanto, forse tutto, sicuramente abbastanza”. Otto anni condensati in un post che, se stampato, potrebbe essere utilizzato anche come coperta di emergenza per i cantieri infiniti citati dall’opposizione.
Poi arrivano i consiglieri, ognuno con il proprio stile narrativo. C’è chi snocciola numeri con la precisione di un contabile in estasi: percentuali di presenza, atti di indirizzo, interrogazioni, emendamenti. Il tutto condito da un percorso personale degno di una serie Netflix: pandemia, crisi, lutti, separazioni. Un mandato amministrativo o una stagione di “Sopravvissuti – versione Palazzo Comunale”?
Dall’altra parte, l’opposizione sceglie il registro “ve l’avevo detto”. Tra cantieri eterni e viaggi transoceanici, la città viene descritta come una via di mezzo tra un work in progress e una deviazione permanente. Ma con stile: piedi per terra, radici solide, e soprattutto una foto simbolica, perché senza foto oggi non esisti, figuriamoci se rappresenti qualcuno.
Nel mezzo, c’è chi confessa malinconia — ma con dignità istituzionale — ricordando deleghe, assessorati e soprattutto il nobile principio secondo cui amare gli animali rende automaticamente migliori anche con gli esseri umani. Una teoria che, se applicata ai consigli comunali, potrebbe aprire scenari interessanti: meno mozioni, più croccantini.
Non mancano gli aspiranti sindaci, che salutano senza salutare davvero. Perché il bello del fine mandato è che non finisce mai davvero: è solo una pausa tra un “grazie a tutti” e un “ci rivediamo alle urne”. Il lessico resta impeccabile: serietà, competenza, senso delle istituzioni. Parole che, ripetute abbastanza volte, assumono quasi un effetto ipnotico.
E poi c’è il capitolo numeri: milioni investiti, percentuali cresciute, servizi aumentati. Una sorta di karaoke del bilancio dove tutti cantano la propria versione del successo, ognuno con la base che preferisce.
Infine, il grande collante di tutti i post: l’amore per Arezzo. Un amore dichiarato, ribadito, quasi certificato. Un amore che resiste a tutto: alle opposizioni, ai cantieri, ai post lunghi, persino agli hashtag.
E così, tra un ringraziamento e una promessa implicita, il Consiglio Comunale si congeda. O meglio: si riavvia. Perché in fondo, nella politica social, ogni fine è solo un nuovo inizio… possibilmente con una foto ben scelta e i commenti aperti.


