Arezzo – Oh, pareva d’esse finiti in una puntata de “Chi l’ha visto?”, ma invece no: i cassonetti della discordia son durati meno d’una schiacciata di ciglia. Messi lì, belli fieri nel centro storico, a due passi da via Crispi, dai Portici e piazza Guido Monaco, come fossero opere d’arte contemporanea… e invece via! Spariti. Smontati. Ritirati come i panni stesi prima del temporale.
Questa mattina, puntuale come la tassa sui rifiuti, è arrivato il camion e zac: caricati su e portati via. Fine della mostra. Applausi, fischi, e qualche “era anche l’ora!” gridato dalle finestre.
Perché diciamocelo: quei bidoni lì, grossi come SUV parcheggiati male, proprio non andavano giù a nessuno. Residenti, passanti, turisti… mancava solo che protestassero anche i piccioni (ma probabilmente lo facevano già, a modo loro).
L’assessore, con aplomb istituzionale e filosofia spicciola, ha ricordato che “tutto è migliorabile”. E grazie, verrebbe da dire: anche la carbonara col ketchup è “migliorabile”, basta toglierlo.
Il piano rifiuti, che doveva essere l’ultimo step della modernità aretina, s’è trasformato in una specie di prova generale andata così così. Anzi, proprio male. E quindi via di retromarcia strategica: i cassonetti verranno riposizionati altrove. Dove? Mistero. Top secret manco fosse la ricetta del sugo della nonna.
Intanto Arezzo tira un sospiro di sollievo e si gode il centro storico libero dai “mostri della differenziata”. Ma tranquilli: da qualche parte ricompariranno. Perché i cassonetti, si sa, sono come i parenti a Natale… prima o poi tornano sempre.



E tanto, fanno – e disfanno – coi soldi nostri.
Ma ne hanno tolto uno o tutti? Perche se han tolto solo quello di via Roma, il risultato atteso sarà ampiamente sotto la media