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📄 FONTE comunicato stampa del Presidente del Comitato Uniti per Lignano Sonia Rosini
Dopo un lungo e intenso periodo di meditazione durato circa “diversi mesi mentre cadeva tutto a pezzi”, il Comune di Arezzo ha finalmente deciso di intervenire sul caso della cerva ferita al Parco di Parco di Lignano, annunciando una querela contro ignoti, subito identificati come “chiunque tranne noi”.
L’assessora Carlettini, visibilmente colpita dalla scoperta dell’esistenza del parco, ha dichiarato: “Non possiamo tollerare che qualcuno abbia fatto qualcosa mentre noi non stavamo guardando. E infatti denunceremo il fatto che è successo mentre non guardavamo”.
Nel frattempo emerge un dettaglio inquietante: l’anziana cerva, ultimo esemplare rimasto nell’oasi naturale e ormai considerata anche “custode, guida spirituale e unico dipendente non in smart working”, sarebbe stata trovata in condizioni critiche dopo che qualcuno ha lanciato nel recinto una quantità significativa di sfarinato di mais.
Secondo gli esperti, il gesto potrebbe essere stato compiuto “con dolo, ignoranza o spirito di iniziativa non richiesto”, tre categorie che – precisano dal Comune – “non rientrano comunque nelle nostre competenze”.
Infatti, lo sfarinato di mais, se ingerito senza controllo, innesca nello stomaco dell’animale un processo di fermentazione con produzione massiccia di gas, causando un gonfiore anomalo che può portare alla lacerazione dei tessuti interni. In altre parole, una sorta di “aperitivo letale” che nessuno aveva chiesto, men che meno la cerva.
Fonti interne all’amministrazione fanno sapere che la strategia resta quella di concentrarsi con grande determinazione sul passato recente, evitando accuratamente qualsiasi riferimento agli ultimi mesi, periodo in cui il Parco di Lignano ha sperimentato con successo il rivoluzionario progetto “abbandono controllato ma senza controllo”.
Nel frattempo, la cerva – descritta da molti come “l’unica residente rimasta con più senso civico dell’intera area” – sarebbe stata involontariamente trasformata in influencer locale da una combinazione letale di attenzioni mediatiche, selfie e persone convinte che “tanto è un animale, mica succede nulla”.
A complicare ulteriormente la vicenda, il Comitato Uniti per Lignano aveva già segnalato più volte la situazione, raccogliendo firme, proposte e perfino soluzioni concrete, prontamente archiviate nella categoria amministrativa “poi si vede, forse”.
Tra queste, anche l’interesse di alcuni imprenditori locali a gestire il parco tramite bando pubblico, proposta respinta con la motivazione ufficiale: “Ci avrebbe costretto a fare qualcosa, e non eravamo pronti a questo livello di responsabilità”.
Nel frattempo, Sonia Rosini ha annunciato possibili azioni legali contro chi non ha garantito la sicurezza dell’animale, ricevendo in risposta un comunicato del Comune che invita a “non cercare colpevoli, soprattutto se potrebbero essere trovati facilmente e magari lavorano qui”.
Gli inquirenti, infine, non escludono alcuna pista, compresa quella più accreditata: che la responsabilità sia finita nel solito posto dove spariscono manutenzioni, bandi e decisioni urgenti… probabilmente sotto una pila di documenti con scritto “priorità alta” mai aperti.


