Il giorno dopo è sempre quello delle emozioni che restano addosso, di quelle parole che ti rimbombano nella testa e che, col senno di poi, sembrano quasi profezie. A Rimini, durante l’intervallo, mentre l’Arezzo dominava il campo senza ancora trovare il gol, un dirigente amaranto si lasciò andare a un pronostico: 83 punti a fine campionato.
E sapete una cosa? Se non ci avessero tolto quei maledetti 3 punti… ci avrebbe preso in pieno.
Ieri pomeriggio, sul pullman scoperto insieme al Presidente, l’ho rivisto. Ci siamo salutati e gli ho ricordato quella previsione. Un sorriso, complice, di chi sa. Ma in fondo lo sapevamo anche noi. Perché questo Arezzo aveva già mandato segnali chiari, fortissimi.
Basta tornare con la mente a Dimaro, nel Trentino, quando in amichevole abbiamo messo sotto il Napoli fresco campione d’Italia: un 2-0 voluto, conquistato e difeso con i denti. Già lì si vedeva tutto. Il carattere, il gioco, l’identità. Quel movimento sugli esterni, quel “calice” che allargava il campo e faceva male.
E infatti ieri? Tre gol. Tutti dagli esterni. Non è un caso, è un marchio di fabbrica. Con il cambio di modulo, quella “coppetta” fatta di pressione alta e gioco corto, niente più palloni buttati a caso: solo idee, ritmo e fame.
Ah, e giusto per mettere la ciliegina sulla torta: il “lancio d’oro” dell’Ortica? Se lo porta a casa Guccione!
Insomma, questo non è solo un bilancio. È la conferma che qualcosa di grande è stato costruito. E la sensazione, fortissima, è che il meglio debba ancora venire. Forza Arezzo, sempre!


