In occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, emergono dati che confermano come il tema resti di stretta attualità anche nel territorio aretino.
Secondo le rilevazioni diffuse dall’INAIL, ancora provvisorie ma indicative, nei primi due mesi del 2026 in Toscana si registrano 6.870 denunce di infortunio, in lieve calo rispetto alle 6.924 dello stesso periodo del 2025. Un dato che segnala una sostanziale stabilità, ma che non consente di abbassare la guardia.
Nel dettaglio, gli infortuni mortali passano da 12 a 10 nel bimestre, ma con un incremento significativo nel solo mese di febbraio, quando i casi salgono da 3 a 8. A livello nazionale, invece, si registra una crescita complessiva delle denunce: 91.912 contro le 89.556 del 2025.
Guardando alla provincia di Arezzo, il quadro appare altalenante. Nel mese di febbraio 2026 si contano 298 infortuni, in aumento rispetto ai 277 dello stesso mese dell’anno precedente. Nel complesso del bimestre, tuttavia, si rileva un calo (572 denunce contro le 596 del 2025), segnale di un andamento disomogeneo che evidenzia criticità strutturali legate al tessuto produttivo locale.
In Toscana gli infortuni si concentrano principalmente nei settori del manifatturiero, delle costruzioni, del trasporto e magazzinaggio e della sanità, comparti che rappresentano una quota rilevante anche dell’economia aretina.
Il dato più preoccupante riguarda però le malattie professionali. In Toscana si registrano 2.998 denunce nei primi due mesi del 2026, contro le 2.325 del 2025, con un incremento superiore al 28%. Un aumento significativo che trova riscontro anche ad Arezzo, dove le denunce passano da 258 a 334.
Le patologie più diffuse sono quelle muscolo-scheletriche, legate a sforzi ripetuti e posture scorrette, oltre a disturbi del sistema nervoso e uditivo. La maggior parte dei casi riguarda lavoratori uomini e, prevalentemente, nati in Italia.
I numeri confermano come la sicurezza sul lavoro resti una questione aperta. Se gli infortuni mostrano una sostanziale stabilità, preoccupano l’aumento dei casi a livello nazionale, la variabilità dei dati mensili e, soprattutto, la crescita delle malattie professionali.
Diventa quindi necessario rafforzare le politiche di prevenzione, a partire dalla formazione, considerata uno strumento fondamentale per ridurre rischi e infortuni. Accanto a questo, risultano centrali i controlli, oggi limitati anche dalla carenza di personale negli organi ispettivi, e gli investimenti in innovazione tecnologica per ridurre le mansioni più gravose.
La sicurezza sul lavoro, come sottolineato, non rappresenta un costo ma un diritto fondamentale, che richiede interventi concreti e continuativi.


