AREZZO – Si definiscono “curatori urbani indipendenti” i tre giovani protagonisti della performance che, nella notte, ha trasformato la statua di Guido Monaco in un’improbabile rastrelliera sopraelevata.
L’opera, intitolata “Cojoni – studio sul parcheggio impossibile”, è stata prontamente condivisa su Facebook da Giuseppe, diventando virale tra commenti indignati, riflessioni filosofiche e qualche rara apertura al concetto di arte contemporanea applicata al ciclismo.
Secondo una fonte vicina al gruppo (un amico che “non c’era ma ha visto tutto”), l’obiettivo era “sensibilizzare sul problema del parcheggio selvaggio… spostandolo semplicemente più in alto, dove nessuno può arrivare”. Un gesto che, sempre secondo loro, “riduce drasticamente i furti, anche se complica leggermente il recupero del mezzo”.
Nel frattempo, sotto il post si è sviluppato un acceso dibattito.
C’è chi si limita a un lapidario “Ma parecchio”, chi confida nelle moderne tecnologie investigative (“da questa foto li individuano”), e chi esprime una forma di nausea esistenziale con emoji inequivocabili. Non manca nemmeno chi, più ottimista, spera che la giustizia faccia il suo corso, né chi propone soluzioni educative decisamente… creative.
Un commentatore, in controtendenza, suggerisce che “se la bici fosse di un loro amico, sarebbe una ragazzata simpatica”, aprendo così un nuovo filone accademico: la relatività morale applicata alle due ruote.
Intanto, Guido Monaco resta impassibile, come da contratto, osservando dall’alto l’evoluzione dell’umanità e probabilmente chiedendosi se, tra un canto gregoriano e l’altro, questo fosse davvero il futuro che aveva immaginato.
Il Comune, interpellato, ha fatto sapere che “si sta valutando se considerarla vandalismo o arte”, ma nel dubbio ha già escluso di installare altre statue “troppo facili da usare come appendiabiti”.
La bici, nel frattempo, è stata rimossa.
Pare però che i tre artisti stiano già lavorando alla prossima installazione: un monopattino elettrico appeso al campanile, “per portare il concetto ancora più in alto”.


