AREZZO — O che se fa, si gioca o se compra le calze? Perché qui, tra pallone e bancarelle, pare d’essere finiti in mezzo a un bel rompicapo tutto aretino. Il ritorno dell’Arezzo in Serie B è roba da stappare il vino bono, ma insieme all’entusiasmo arriva anche il classico “ingorgone” del sabato.
Da una parte lo stadio, dall’altra i banchi di viale Giotto. E in mezzo? La gente, le macchine, i vigili che si grattano il capo e gli ambulanti che brontolano. Perché il problema è semplice: sei partite su dieci si giocano alle tre del pomeriggio.
“Un se pòl mica lavorà così”, borbotta più d’un banco. E c’hanno pure ragione: l’ultima volta, con il Campobasso, si chiuse baracca alle undici e mezzo. Via tutti, come se piovesse. Soluzione rapida, sì, ma anche parecchio indigesta.
Ora, per evitare che la storia si ripeta ogni sabato, s’è deciso di sedersi attorno a un tavolo in prefettura. Forze dell’ordine, società, associazioni: tutti lì a cercare di mettere insieme capra e cavoli. L’idea che gira è una: spostare le partite dopo le cinque. Così il mercato lavora, il calcio si gioca e nessuno pesta i piedi a nessuno.
Poi ci sono anticipi, posticipi, domeniche e lunedì che un danno non lo fanno. Ma il sabato… il sabato è il nodo. E allora si parla pure di scrivere alla Lega e all’Osservatorio, spiegando che Arezzo un è Milano, e qui le cose vanno fatte con un po’ di cervello e senso pratico.
Perché non è solo una questione di traffico: è lavoro, è economia, è vita di città. I banchi portano gente, lo stadio pure. E quando funzionano insieme, è una festa. Lo si è visto per la promozione: migliaia di tifosi, zero problemi. Tutto filato liscio come l’olio bono.
E allora la provocazione viene da sé, detta proprio come si direbbe al bar:
“Ma se il mercato deve essere un problema per lo stadio e lo stadio per il mercato… perché un si sposta uno dei due?”
Lo stadio, si sa, è lì e un si muove. Ma i banchi? Quelli sono mobili, itineranti. Allora perché non portarli dove già si fanno fiere e mercati, tipo all’Arena Eden?
Oh, è una provocazione, sia chiaro. Ma a volte, per risolvere i problemi, bisogna anche avere il coraggio di dirle certe cose. Poi magari un si fa nulla… ma intanto se ne parla.
E ad Arezzo, si sa, quando si parla… qualcosa prima o poi succede.



Persa una grande occasione per rifare lo stadio nuovo in una zona adatta tipo interporto, in ogni caso in zona periferica facilmente collegabile ad autostrada e ferrovia.
Sarebbe stato utile anche per concerti ed eventi non necessariamente legati al centro storico in modo da alleggerire tutta la città da traffico ed afflusso eccessivo da fuori.
Ma vi siete accorti che ad Arezzo non si circola più, che i parcheggi sono quasi tutti a pagamento e cari anche lontano dal centro?
Paghiamo il prezzo di una politica che ha congestionato la città penalizzando i residenti a dismisura ma anche i non residenti che si ritrovano a passare un sacco di tempo in coda, hanno reso difficile tutto:andare a fare una passeggiata in centro o al parco Giotto, andare a prendere qualcuno alla stazione, fare shopping ecc.