Nel primo pomeriggio di oggi, intorno alle 15:00, durante un rito funebre presso la Chiesa di San Giuseppe Artigiano, si è consumata una scena che molti presenti definiscono “più movimentata dell’omelia”.
Secondo le testimonianze, un’amica della figlia della defunta – posizionata con discrezione accanto all’ingresso, quasi mimetizzata tra acquasantiere e volantini parrocchiali – assisteva alla funzione in compagnia del suo border collie, descritto unanimemente come “più composto di almeno metà dei presenti”.
Il cane, riferiscono alcuni, non avrebbe abbaiato, ululato o espresso opinioni teologiche durante la celebrazione. Anzi, pare abbia mantenuto un comportamento esemplare, limitandosi a osservare il rito con quello sguardo tipico di chi, probabilmente, avrebbe retto meglio anche la gestione della situazione.
Nonostante ciò, il parroco avrebbe interrotto la quiete spirituale per invitare la donna a lasciare la chiesa, proprio durante il rito e davanti a tutti. Una decisione che, più che elevare gli animi, ha sollevato sopracciglia e – a quanto pare – anche qualche portafoglio rimasto chiuso.
Durante la tradizionale raccolta delle offerte, alcuni fedeli raccontano infatti di aver deciso di “praticare l’astinenza economica temporanea”, mentre altri, visibilmente infastiditi, avrebbero optato per una forma di protesta ancora più radicale: niente comunione.
“Se il cane non può restare, oggi nemmeno io mi sento in comunione”, avrebbe commentato qualcuno a mezza voce, mentre il border collie, già all’esterno, continuava a essere descritto come “l’unico che non ha creato problemi”.
L’episodio riaccende così il dibattito mai sopito: in chiesa si entra con fede, rispetto… e, a quanto pare, anche con regolamenti variabili. Perché, come sintetizza amaramente un fedele all’uscita:
“C’è prete e prete… e poi c’era pure un cane, ma era il più educato di tutti.”



Massima solidarietà e un plauso al parroco da parte di un non credente; al di là della compostezza del cane della quale va dato senz’altro merito alla proprietaria, ci sono occasioni in cui la presenza di animali non andrebbe accettata. Da bambino mi sono sempre sentito dire che essere proprietario di un cane o di un gatto comporta responsabiltà ma anche e soprattutto rinuncie. Vale a dire che si dovrebbe essere consapevoli che non è più possibile sentirsi liberi di fare quel che si vuole, quando si vuole, ovunque si vuole.
E qui mi taccio.
Condivido il discorso sulle responsabilità: avere un animale comporta rinunce. Però forse tra queste non c’è quella al buon senso.
In questo caso il cane pare fosse l’unico a rispettare davvero il silenzio e il contesto… mentre l’interruzione della funzione, con invito pubblico all’uscita, ha fatto decisamente più rumore di lui.
Più che la presenza dell’animale, a risultare fuori luogo è stato il modo: perché c’è modo e modo di far rispettare una regola, e trasformare un funerale in un momento di imbarazzo collettivo non sembra proprio il più centrato.