CAMPOGIALLI – C’è chi prende l’auto, chi il treno e chi, evidentemente, preferisce puntare dritto al gregge più vicino: il lupo torna a colpire a Campogialli e lo fa in pieno giorno, senza più neanche la cortesia di aspettare il buio.
A farne le spese, ancora una volta, l’azienda agricola di Egidio Marcia: 18 pecore tra morte e ferite dopo un attacco che, più che un episodio isolato, sembra ormai parte di una routine fin troppo consolidata. Il dettaglio che colpisce – oltre alla conta degli animali – è la dinamica: tutto alla luce del sole, a pochi passi dalle abitazioni.
“Siamo allo stremo – racconta Marcia – perché qui non si tratta più di eventi eccezionali ma di una normalità che non possiamo sostenere. Il danno economico è enorme, ma quello che pesa è la sensazione di essere lasciati soli”.
Secondo Coldiretti, il problema non è più solo la presenza del lupo, ma l’assenza di una gestione concreta: il Piano nazionale resta sulla carta mentre sul territorio la convivenza si traduce, sempre più spesso, in una resa a senso unico.
Nel frattempo, oltre agli animali uccisi, restano quelli feriti e traumatizzati, con conseguenze dirette anche sulla produzione e sull’intera filiera. Un danno che non finisce con l’attacco ma continua nei giorni successivi, silenziosamente, tra stalle e pascoli.
E mentre il dibattito si divide tra tutela della fauna e difesa delle attività agricole, a Campogialli il problema ha già trovato una sintesi piuttosto chiara: il lupo non ha più paura, gli allevatori sì.
Il rischio, avvertono gli agricoltori, è che insieme alle pecore spariscano anche loro: perché quando un allevatore chiude, non resta solo un recinto vuoto, ma un pezzo di territorio senza presidio. E a quel punto, più che convivenza, si parlerà semplicemente di assenza.


