AREZZO – Il vero vincitore del sondaggio sulle comunali 2026 non sarebbe né il centrodestra né il centrosinistra. Secondo gli esperti, a trionfare con percentuali bulgare sarebbe invece il cittadino aretino che, vedendo comparire sul display un numero sconosciuto, urla “un mi rompete le scatole” e riattacca.
Il sondaggio commissionato realizzato da EMG ha infatti coinvolto 3.640 persone, ma soltanto 800 hanno accettato di rispondere. Un tasso del 22% che, secondo alcuni osservatori, “è già più alto della fiducia media negli esseri umani dopo le 18 in tangenziale”.
Sui social il dibattito si è immediatamente trasformato in una gara di interpretazioni creative: chi lo definisce “scientifico”, chi “farlocco”, chi “pilotato”, chi “addomesticato”, chi “non registrato sul sito giusto” e chi invece sostiene di avere “un osservatorio artigianale gratuito” molto più preciso degli istituti professionali.
“Secondo me Donati è al doppio”, scrive qualcuno. “Secondo me Ceccarelli è avanti”, ribatte un altro. “Secondo me la vera maggioranza è silenziosa”, aggiunge un terzo. In pratica, ad Arezzo il dato più stabile resta il “secondo me”.
“Il sondaggio è serissimo”, spiegano gli analisti, “anche se presenta qualche dettaglio curioso. Ad esempio i voti ai candidati coincidono quasi perfettamente con quelli delle liste collegate. Una cosa così precisa che neanche alla tombola di Natale quando il nonno segna i numeri prima che escano”.
A lasciare perplessi molti cittadini è soprattutto la previsione sull’affluenza: il 60% dice che andrà sicuramente a votare e un altro 30% “probabilmente”. Una stima che ad Arezzo non si vedeva dai tempi in cui il Comune promise di rifare tutte le buche “entro breve”.
“Se davvero votasse il 75% degli aventi diritto”, commenta un pensionato davanti al bar, “bisognerebbe capire dove li tenevano nascosti finora”.
Nel frattempo esperti, ex esperti, opinionisti, cugini esperti e amministratori di gruppi Facebook cercano di interpretare i numeri come gli aruspici etruschi leggevano le viscere degli animali. Ogni decimale viene trasformato in profezia: il 2% diventa “slancio civico”, il 4% “radicamento territoriale”, l’1% “consenso carsico”.
Particolare attenzione sulle liste civiche dai nomi sempre più evocativi: “Noi Oggi per Domani”, “Più Arezzo”, “Fare”, “Scelgo Arezzo”, “Lista delle Frazioni”. Mancano soltanto “Vediamo Come Va” e “Ora si Parla ma Dopo le Elezioni Sparisco”.
Secondo alcuni commentatori, poi, il vero problema sarebbe il “voto silenzioso”: quella massa misteriosa di cittadini che non commenta sui social, non risponde ai sondaggi e compare solo il giorno delle elezioni, spesso dopo colazione e prima del giro al mercato.
Altri invece sostengono che il dato più attendibile sia quello delle preferenze non espresse: “La gente vota il simbolo e basta”. Tradotto: meno entusiasmo, meno crocette, più fede calcistica.
Intanto in città cresce l’attesa per il prossimo sondaggio, previsto tra qualche giorno, quando verranno intervistati direttamente i parenti dei candidati, gli habitué dei circoli e tre pensionati già presenti davanti al bar dalle 7.15. Gli unici che, almeno per educazione, non riattaccano subito.



Questo fatto mi ricorda un caro amico che nel passato , essendo addentro alle cose della pubblicità , mi disse questa curiosità su Arezzo :
i principali gruppi pubblicitari non tenevano conto dei dati disponibili né commissionavano statistiche o indagini sulla nostra Città per scopi di marketing , perché erano altamente inattendibili rispetto a tutte le altre località Toscane o Umbre, cioè tempo perso. Forse aveva ragione ?