AREZZO – Fino a domenica scorsa mezzo Arezzo era già in modalità estate: gente in maniche corte, tavolini pieni, motorini col ginocchio fuori e i più ottimisti che avevano già decretato aperta la stagione del “si mangia fuori”. Tempo quarantotto ore ed eccoci invece a cercare il piumino lasciato in fondo all’armadio tra il trapuntino e le bollette del gas.
Perché sì: domani, sabato 16 maggio, sugli Appennini potrebbe tornare addirittura la neve intorno ai 1600 metri. A metà maggio. Roba che uno guarda il calendario tre volte per controllare di non essere finito accidentalmente a febbraio.
Il meteo, quest’anno, sembra guidato da uno col piede pesante: prima 28 gradi e gente sudata come a Ferragosto in piazza Grande, poi vento, nubifragi, grandine e temperature crollate più in fretta della dignità di chi aveva già montato il condizionatore.
Gli esperti spiegano che fino all’11 maggio eravamo sotto un anticiclone africano bello gonfio, poi è arrivata aria polare dal nord Atlantico e ha ribaltato tutto come il tavolino di un bar durante una raffica di vento in Corso Italia. Risultato: in pochi giorni siamo passati dal “oh che caldo” al “chiudi quella finestra che entra la Siberia”.
E infatti sulle montagne si torna a parlare di gelate tardive, freddo notturno e neve. Neve. A maggio. Mentre qualcuno aveva già piantato pomodori, basilico e speranze.
I contadini però, da queste parti, se la ridono sotto i baffi. Perché i vecchi lo dicevano da sempre: “prima dei Santi di ghiaccio un ti fidare”. E puntuale come la multa quando parcheggi “solo due minuti”, il freddo è arrivato davvero.
San Mamerto, San Pancrazio, San Servazio e la famosa “Santa Sofia fredda”: nomi che oggi sembrano usciti da una tombola medievale, ma che per generazioni hanno rappresentato il terrore di orti, vigne e raccolti. Altro che app meteo: bastava ascoltare il nonno che guardava il cielo e diceva “un è finita qui”.
La cosa buffa è che adesso pure i supercomputer confermano quello che i contadini sapevano già senza satelliti, radar e grafici colorati. Tradotto: la primavera ama prendere in giro la gente proprio a metà maggio.
E così il 2026 continua a regalare un maggio senza identità. Una settimana fa sembrava luglio, oggi pare novembre in Casentino. Domani magari grandina, domenica esce il sole e lunedì si ricomincia da capo. Ormai vestirsi la mattina è diventato un gioco d’azzardo: o esci leggero e geli, oppure ti copri troppo e alle tre del pomeriggio sembri un cinghiale sottovuoto.
Nel dubbio, gli aretini fanno come sempre: brontolano sul tempo, guardano il cielo storto e tengono sia l’ombrello che gli occhiali da sole in macchina. Perché in questa primavera qui manca solo una tromba d’aria in Piazza Grande e poi s’è visto tutto.


