AREZZO – Per una volta ad Arezzo non si litiga per un rigore, un parcheggio o il cantiere eterno sotto casa. Stavolta il Cavallino Rampante mette tutti d’accordo: museo e tifo insieme, cultura e bandiera amaranto nello stesso salotto. E già questa, di suo, pare quasi fantascienza.
Domenica 17 maggio la Casa Museo Ivan Bruschi apre gratuitamente le porte ai tifosi della S.S. Arezzo. Basta presentarsi con la maglia della promozione in Serie B, l’abbonamento, la tessera di Orgoglio Amaranto o qualunque reliquia calcistica custodita meglio dell’argenteria della nonna.
Insomma: se avete pianto al gol promozione, siete dentro.
L’idea è semplice ma geniale: ricordare che il Cavallino Rampante non nasce certo con le telecronache urlate o coi commenti da bar del lunedì mattina. È un simbolo che attraversa la storia di Arezzo da secoli, ben prima delle trasferte sotto l’acqua e dei panini mangiati in piedi fuori dallo stadio.
Dentro il museo ci sarà un percorso tra stemmi cittadini, opere e antichi documenti, fino al prezioso Liber Statutorum Arretii del 1536, dove il Cavallino già faceva il gradasso sul frontespizio quando ancora il VAR non esisteva e gli arbitri si contestavano direttamente con la balestra.
La città amaranto, del resto, vive un momento di entusiasmo collettivo raro: la Serie B ha trasformato Arezzo in una specie di grande riunione di famiglia dove tutti si salutano, tutti si vogliono bene e perfino chi non seguiva il calcio adesso sa la classifica a memoria.
E così la cultura prova a salire sul carro. Ma stavolta senza vergogna, anzi con una certa eleganza.
Il presidente della Fondazione Ivan Bruschi, Luca Benvenuti, parla di identità cittadina, memoria e comunità. Il presidente amaranto Guglielmo Manzo sottolinea invece come la promozione abbia acceso qualcosa che va oltre il campo. Tradotto dall’aretino corrente: quando l’Arezzo vince, pure il caffè al bar sembra più bono.
Anche Orgoglio Amaranto applaude l’iniziativa, ricordando che la Serie B può diventare occasione non solo sportiva ma pure sociale, economica e culturale. E in effetti vedere un tifoso entrare in museo senza chiedere dov’è il maxischermo merita quasi una targa commemorativa.
Naturalmente non manca la parte social: i visitatori potranno scattarsi selfie accanto ai simboli del Cavallino e taggare il museo. Perché nel 2026, se non fai una foto col muso serio davanti a un cimelio storico, praticamente non ci sei stato.
Nel weekend sarà visitabile anche la mostra sulla cartamoneta italiana. Tema perfetto per i tifosi amaranto, che dopo anni di trasferte, abbonamenti e sofferenze sanno benissimo quanto certi amori incidano sul portafoglio.
Per informazioni e prenotazioni si consiglia di: seguire le pagine social della Casa Museo Ivan Bruschi, contattare lo 0575354126 o scrivere a info@fondazioneivanbruschi.it.


