Segnalazione anonima a Prefettura e Questura: alcuni manifesti sarebbero privi della dicitura obbligatoria del “committente responsabile”. E la campagna elettorale precipita ufficialmente nel campionato mondiale di burocrazia creativa.
Ad Arezzo non basta più promettere sicurezza, decoro e rilancio del centro storico.
Ora bisogna sopravvivere anche al controllo qualità del margine inferiore.
Mentre i candidati tappezzano la città con sorrisi, slogan motivazionali e facce ritoccate che neanche Tinder Premium, un cittadino anonimo ha deciso di riportare il dibattito politico dove merita davvero di stare: nel corpo 6 in basso a destra.
Con una mail inviata alla nostra redazione — e per conoscenza anche a Prefettura e Questura — il novello Ispettore Gadget della propaganda elettorale segnala alcuni manifesti apparentemente privi della dicitura obbligatoria del “committente responsabile”, prevista dalla normativa.
E qui il dettaglio è meraviglioso: la legge non dice nemmeno dove vada messa con precisione. Basta che sia visibile, leggibile e stampata direttamente sul manifesto. In pratica il minimo sindacale della civiltà occidentale.
Ma niente.
Secondo la segnalazione, alcuni cartelloni sembrerebbero aver scelto la strategia politica del “chi ha stampato? Boh”.
La dicitura corretta dovrebbe contenere nome e cognome del committente — eventualmente anche sede o indirizzo — perché in teoria qualcuno dovrebbe pure assumersi la responsabilità di aver autorizzato quei manifesti con slogan tipo “Ascolto”, “Futuro” e “Arezzo nel cuore”.
Invece no.
Pare che il committente responsabile sia diventato la creatura mitologica della campagna elettorale aretina: tutti ne parlano, nessuno l’ha visto.
La mancata indicazione, tecnicamente, costituisce pure un illecito amministrativo con possibili sanzioni. E già questo rende tutto straordinario: magari il manifesto promette legalità, trasparenza e rigore… ma intanto rischia la multa perché manca la firma sotto.
Una specie di autocertificazione politica involontaria.
Nel frattempo la città è sprofondata nella paranoia tipografica.
Cittadini armati di lente d’ingrandimento perlustrano i tabelloni come investigatori della Scientifica. Pensionati discutono animatamente sul concetto di “leggibilità”. C’è chi sostiene che il committente fosse presente ma scritto in dimensione batterio.
“Prima guardavo il candidato”, racconta un elettore esausto. “Ora controllo se il footer è conforme”.
E forse è proprio questa la fotografia perfetta della politica locale: facce enormi, promesse gigantesche e responsabilità sempre scritte piccolissime.


