In Casentino c’era chi faceva tomaie e chi, a quanto pare, anche “tagli”. I Carabinieri della Compagnia di Bibbiena hanno scoperto un presunto giro di spaccio che avrebbe coinvolto una coppia di imprenditori titolari di un tomaificio, il figlio minorenne e un dipendente dell’azienda. Altro che filiera corta: qui dalla fabbrica si passava direttamente alle dosi.
Tutto è partito da un normale controllo stradale. I militari fermano un’auto con a bordo una donna di 49 anni, il figlio diciassettenne e un operaio 54enne. Fin qui ordinaria provincia. Poi salta fuori un foglio con conti, nomi e debiti che, secondo i Carabinieri, non riguardavano certo le rate del trattore o la colletta per la sagra della braciola.
Da lì le perquisizioni a casa e in azienda, con tanto di cane antidroga “Tami” arrivato da Firenze. E il bilancio finale sembra il magazzino di Pablo Escobar versione vallata toscana: 50 dosi di cocaina, hashish, bilancino di precisione, materiale per confezionare le dosi, appunti vari e soprattutto 60mila euro nascosti in modo ritenuto sospetto dagli investigatori.
Come se non bastasse, sono spuntate anche pistole replica senza tappo rosso e altri oggetti atti ad offendere. In pratica un mix tra Gomorra e il mercatino di Softair della festa paesana.
Il minore è stato denunciato alla Procura dei Minorenni di Firenze, mentre i tre adulti sono stati arrestati con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Adesso proseguono le indagini per capire chi fossero gli acquirenti e quanto fosse estesa la rete.
In Casentino, insomma, si cucivano tomaie ma secondo gli inquirenti anche rapporti “commerciali” decisamente meno artigianali.


