Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
📄 FONTE comunicato stampa CNDDU
AREZZO – La chiamano “bravata”. Una parola comoda, quasi affettuosa, che ad Arezzo viene usata per tutto: dalla pallonata al lampione fino al piccolo disastro che costringe ambulanze, vigili del fuoco e forze dell’ordine a correre in una scuola.
Peccato che stavolta la bravata abbia avuto l’odore pungente dello spray al peperoncino e il risultato poco divertente di studenti finiti in ospedale.
È successo alla succursale del Buonarroti-Fossombroni, dove due minorenni avrebbero utilizzato lo spray durante il cambio tra intervallo e lezioni, trasformando per qualche minuto un’aula scolastica in una simulazione involontaria di addestramento antisommossa.
Sul caso interviene il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che invita a non liquidare tutto con una scrollata di spalle e un “sono ragazzi”. Perché dietro episodi del genere, spiegano i docenti, c’è qualcosa di più profondo della semplice leggerezza adolescenziale.
E in effetti una domanda viene spontanea: quando una ragazzata provoca malori, interventi sanitari e l’evacuazione di fatto di una scuola, siamo ancora nel campo dello scherzo oppure in quello della totale assenza di percezione delle conseguenze?
Il punto non è fare i moralisti da bar né trasformare due studenti nei nemici pubblici della settimana. Il punto è capire perché sempre più spesso il confine tra divertimento e danno sembri diventare invisibile.
Viviamo nell’epoca del video da condividere, della reazione immediata, dello stupire a tutti i costi. Se qualcosa non fa rumore, non esiste. Se non provoca una risata, uno spavento o qualche visualizzazione in più, pare quasi tempo perso. E così anche il concetto di rischio finisce per sembrare un dettaglio burocratico.
I docenti dei Diritti Umani ricordano che la scuola non serve soltanto a imparare formule, date e congiuntivi sempre più in via d’estinzione. Serve anche a comprendere che ogni azione produce effetti sugli altri. Un principio semplice, quasi banale, che però oggi sembra avere bisogno di ripetizioni più frequenti della matematica.
La vera questione, allora, non riguarda soltanto chi ha premuto il pulsante dello spray. Riguarda gli adulti, le famiglie, le istituzioni e una società che troppo spesso celebra l’eccesso e poi si stupisce quando qualcuno lo prende alla lettera.
Perché la libertà è una bellissima cosa. Ma spruzzarla in classe, evidentemente, non era questo il senso.


