Ad Arezzo i giovani sono un argomento onnipresente.
Si parla di giovani quando chiude un locale. Quando apre un centro sportivo. Quando si discute di sicurezza, movida, università, cultura, lavoro, affitti, spazi pubblici e perfino parcheggi.
Poi però capita una cosa curiosa.
Quando si guardano le foto delle conferenze stampa, dei consigli comunali e dei dibattiti pubblici, l’età media sembra spesso più vicina a quella di una cena di ex compagni di scuola che a quella di una città che vorrebbe trattenere le nuove generazioni.
Eppure alle ultime elezioni comunali qualcuno ha deciso di rompere lo schema.
I baby candidati
Tra i 519 candidati comparivano anche ragazzi nati nel 2007, quando Facebook era appena arrivato in Italia e molti degli attuali protagonisti della politica locale stavano ancora litigando sulle rotatorie della legislatura precedente.
Tra i più giovani figurano:
- Elisa Marcucci (2007)
- Luna Ricci (2007)
- Gabriele Concilio Gugel (2007)
- Stella Borri (2005)
- Abkarin Akter (2005)
- Daniele Lastrucci (2005)
- Rosalba Caiazzo (2005)
- Alessandro Uncini (2005)
- Margherita Bonechi (2005)
- Enrico Maria Mori (2005)
Insomma, una piccola pattuglia di candidati che, anagraficamente parlando, potrebbe tranquillamente essere figlia politica di buona parte dei colleghi di lista.
La domanda vera
La questione però non è quanti voti abbiano preso.
La domanda è un’altra.
Perché un diciottenne o un ventenne oggi decide di candidarsi?
Perché invece di scappare verso Firenze, Bologna o Milano, qualcuno sceglie di occuparsi di bilanci comunali, regolamenti e consigli di quartiere?
Forse perché, al contrario di quanto si racconta spesso, i giovani non sono disinteressati.
Sono semplicemente stanchi di essere citati come categoria astratta.
Ad Arezzo i giovani vengono evocati spesso come una specie protetta.
Tutti dichiarano di volerli ascoltare.
Tutti promettono spazi, opportunità e partecipazione.
Poi però quando qualcuno si presenta davvero sulla scheda elettorale, la notizia diventa quasi sorprendente.
Forse il problema non è che i giovani non si interessano alla politica.
Forse è che ci siamo abituati a considerarli un argomento, invece che interlocutori.
E in una città che da anni si chiede come trattenerli, vedere qualche diciottenne che decide di candidarsi potrebbe essere già una risposta.


