“Qui trovi una città bellissima da fotografare e difficilissima da vivere se hai vent’anni”
Arezzo scopre improvvisamente i giovani.
Succede ogni cinque anni: manifesti, selfie, slogan sul futuro e candidati under 30 tirati fuori come il pandoro a Natale.
Poi finite le elezioni, i ragazzi tornano a fare quello che fanno da anni: prendere la macchina e andare a Firenze, Perugia o direttamente all’estero.
Fra le candidate più giovani di questa tornata c’è Maya Clara Valenti, lista “Arezzo Partecipa”, che all’Ortica racconta una città che secondo lei continua a parlare dei giovani senza ascoltarli davvero.
E quando le chiediamo se Arezzo voglia coinvolgere le nuove generazioni oppure semplicemente tenerle buone, la risposta arriva senza troppi giri:
“Esatto, li vuole in modalità aereo.”
Una frase che fotografa abbastanza bene il rapporto fra Arezzo e i ventenni: presenti, ma possibilmente silenziosi.
Secondo Maya il problema non è che manchino i giovani:
“Non mancano i giovani e non mancano le realtà giovanili, manca chi le metta in connessione tra loro e con la città.”
Poi arriva la mazzata:
“Una città che spegne le luci alle 23 sta dicendo una cosa molto precisa su chi è il benvenuto e chi no.”
E in effetti Arezzo riesce spesso in un’impresa urbanistica notevole: essere piena di gente e contemporaneamente sembrare chiusa.
Alla domanda se si senta usata come simbolo di rinnovamento, Maya risponde con una frase che probabilmente farà sudare qualche veterano di partito:
“Io non sono qui per fare la foto di gruppo che abbassa la media anagrafica.”
Tradotto: non solo volantini, social e gazebo. Anche idee.
E sulla politica aretina la candidata non gira troppo attorno al problema:
“L’età media si può giustificare, l’esperienza è una cosa seria. Quello che non si giustifica è che siano sempre persone che non hanno vent’anni da decenni a decidere cosa piace ai ventenni.”
Con metafora finale da chiusura tecnica:
“È come far decidere il menù di un ristorante vegano a chi non ha mai mangiato una verdura.”
Secondo Maya, il vero problema della città è che ai ragazzi offre poco più di una bella cartolina:
“Trovi posti dove si mangia benissimo e bei negozi. Quello che non trovi è una vita.”
Eventi pochi, comunicati peggio e quasi mai pensati come proposta culturale vera:
“Trovi una città bellissima da fotografare e difficilissima da vivere se hai vent’anni.”
E quando le chiediamo cosa sia più facile trovare ad Arezzo fra casa, lavoro o parcheggio, la risposta meriterebbe direttamente una targa in Comune:
“Un buon panino con la porchetta. Tutto il resto è in salita.”
Sul perché tanti giovani parlino continuamente di andarsene, Maya evita il solito romanticismo da post nostalgico:
“Non ce ne andiamo perché odiamo Arezzo; ce ne andiamo perché Arezzo non ci sta dando ragioni per restare.”
Che forse è la frase più pesante di tutta l’intervista.
Perché il problema non è che i giovani partano.
È che ormai lo consideriamo normale.
E intanto, dopo le preferenze raccolte al primo turno, secondo vari organigrammi pubblicati in queste ore Maya Clara Valenti potrebbe entrare comunque in consiglio comunale indipendentemente dall’esito del ballottaggio, diventando la consigliera più giovane fra i 32 eletti.
Lei intanto ringrazia così:
“163 volte grazie. Sono profondamente grata a tutte le persone che mi hanno sostenuta. Questo risultato per me non è un punto di arrivo ma l’inizio di qualcosa.”
E chiude con una frase che suona quasi come un messaggio alla città:
“Se vogliamo davvero cambiare Arezzo, prima o poi qualcuno della mia generazione al tavolo delle decisioni ci deve sedere.”
Tanto vale cominciare adesso.



Brava Maya!
Hai delineato la situazione giovanile aretina molto efficacemente.