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Arezzo, denunciati cinque cyberbulli: “Pensavano che Instagram fosse il Tribunale dei Minori”

Dagli insulti sui social ai video delle aggressioni pubblicati online: cinque minorenni denunciati ad Arezzo scoprono che “era uno scherzo” non è ancora un articolo del codice penale

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Arezzo, denunciati cinque cyberbulli: “Pensavano che Instagram fosse il Tribunale dei Minori”

Dagli insulti sui social ai video delle aggressioni pubblicati online: cinque minorenni denunciati ad Arezzo scoprono che “era uno scherzo” non è ancora un articolo del codice penale

 Questo articolo usa ironia e linguaggio vernacolare per commentare fatti reali 

Cinque ragazzi minorenni tra i 15 e i 17 anni sono stati denunciati dalla Polizia di Stato di Arezzo con l’accusa di atti persecutori nei confronti di un loro coetaneo, dopo mesi di insulti, minacce, video umilianti e campagne diffamatorie tra scuola, WhatsApp e social network.

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura per i Minorenni di Firenze, il gruppo avrebbe trasformato Instagram in una specie di arena pubblica dove mettere quotidianamente alla gogna la vittima, accusandola perfino di fatti mai avvenuti pur di ridicolizzarla davanti ai compagni.

Una persecuzione continua, fatta di messaggi offensivi, prese in giro, post diffamatori e contenuti condivisi online, che avrebbe provocato nel ragazzo un forte stato di ansia e isolamento. Il tutto condito dal classico mantra contemporaneo: “Era solo uno scherzo”, formula ormai utilizzata con la stessa frequenza del filtro bellezza.

La situazione sarebbe poi degenerata nel novembre scorso, quando il giovane è stato accerchiato e aggredito nel centro storico di Arezzo. L’episodio, ripreso con un cellulare da uno dei presenti e pubblicato successivamente su Instagram, avrebbe trasformato una violenza reale in contenuto da social, con tanto di spettatori, commenti e condivisioni.

Determinante per le indagini si è rivelata la segnalazione effettuata tramite la piattaforma YouPol dalla madre della vittima, riuscita a recuperare il video prima della sua rimozione dal web. Una scoperta sconvolgente per molti utenti dei social: i contenuti online, a volte, lasciano tracce anche fuori dalle storie da 24 ore.

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno poi sequestrato telefoni e dispositivi informatici ai ragazzi coinvolti, raccogliendo ulteriori elementi utili a ricostruire mesi di vessazioni e persecuzioni.

La vicenda riporta al centro il tema del cyberbullismo e di una generazione cresciuta nell’illusione che basti una reaction ironica o un emoji che ride per trasformare la crudeltà in intrattenimento.

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