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Ad Arezzo è tornato il grande romanzo del voto accompagnato: manca solo don Camillo fuori dal seggio

Tra voci, sospetti e folklore da Bar Sport, ad Arezzo il “voto accompagnato” diventa già il romanzo parallelo del ballottaggio

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Ad Arezzo è tornato il grande romanzo del voto accompagnato: manca solo don Camillo fuori dal seggio

Tra voci, sospetti e folklore da Bar Sport, ad Arezzo il “voto accompagnato” diventa già il romanzo parallelo del ballottaggio

AREZZO — Ad Arezzo il voto sarà pure segreto, ma il sospetto è patrimonio comunale.

Basta una tornata elettorale un po’ tirata ed ecco che rispunta il grande classico cittadino: quello delle “truppe portate al seggio”. Una tradizione più antica dei lavori in via Fiorentina e delle polemiche sul parcheggio attorno allo Stadio Comunale.

Quest’anno il chiacchiericcio gira attorno al voto delle comunità straniere. E nelle ultime 48 ore in città è partito il festival del:
“L’hai sentita?”
“Pare abbiano fatto un esposto.”
“Dice che li accompagna.”
“Dice che entra pure a tradurre.”
“Dice che controlla.”

Ad Arezzo il verbo “dice” vale più di una sentenza della Cassazione.

Ora, sia chiaro: se davvero qualcuno entra in cabina senza titolo, orienta il voto o accompagna elettori senza autorizzazione, non è folklore elettorale ma materia seria. E se esistono esposti o verifiche, faranno il loro corso.

Ma il punto politico — e quasi antropologico — è un altro.

Per certa Arezzo, finché le preferenze le muovevano:

il presidente della bocciofila,
il capo del circolino,
il geometra col pacchetto di conoscenze,
il cugino del quartiere,
allora era “radicamento sul territorio”.

Se invece i voti si spostano dentro comunità straniere organizzate, improvvisamente diventa “il sistema”.

Eppure la politica funziona così da sempre: chi costruisce relazioni porta consenso. Cambiano le facce, cambiano le lingue, ma il meccanismo è identico a quello dei vecchi pacchetti di voti democristiani raccontati dai nonni.

Solo che oggi fa più impressione vedere cinquanta bengalesi davanti a un seggio che cento aretini al tavolo della porchetta elettorale.

La verità è che Arezzo sta scoprendo nel 2026 una cosa semplicissima: anche le comunità straniere votano, discutono, si organizzano e contano. E questa cosa a qualcuno provoca più agitazione di un autovelox nascosto in discesa.

Nel frattempo fuori dai seggi è tutto un osservare:
chi arriva,
chi accompagna chi,
chi parla con chi,
chi traduce cosa.

Pare una puntata di CSI Rigutino.

E in questo clima ogni candidato con forte presa dentro una comunità specifica viene immediatamente trasformato nel boss finale di un romanzo criminale di periferia.

Poi magari la realtà è molto più banale e molto più aretina:
gente che s’è parlata,
che si conosce,
che vive negli stessi posti,
che lavora insieme,
e che alla fine vota compatta.

Che è esattamente quello che hanno fatto per quarant’anni anche gli aretini doc, solo con meno curry e più crostini neri.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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