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Le macchinine? Non sono motorini. Ad Arezzo lo scoprono direttamente col verbale da 29 euro

Mobilità creativa in salsa aretina: prima tollerati per anni, poi multati senza preavviso

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Le macchinine? Non sono motorini. Ad Arezzo lo scoprono direttamente col verbale da 29 euro

Mobilità creativa in salsa aretina: prima tollerati per anni, poi multati senza preavviso

Ogni tanto la redazione dell’Ortica entra nei gruppi Facebook aretini per osservare da vicino i dibattiti che animano la città. Non per stabilire chi abbia ragione, ma per raccontare come un problema reale si trasformi, commento dopo commento, in uno specchio perfetto degli umori aretini.

Oggi è toccato alle “macchinine” parcheggiate negli stalli dei motorini: multe, regole sconosciute, accuse di “fare cassa”, monopattini extraterrestri, nostalgici del vecchio Cinquino e cittadini convinti che ad Arezzo le norme si scoprano solo tramite verbale. Il risultato è il solito capolavoro urbanistico locale: i parcheggi arriveranno “nel tempo”, le contravvenzioni invece sono già puntualissime.

AREZZO — Per anni ad Arezzo le abbiamo viste parcheggiate ovunque: negli stalli dei motorini, mezze storte davanti ai bar, infilate tra uno scooter e una Vespa come fossero cinquantini cresciuti male.

Nessuno diceva nulla.
Anzi, pareva quasi normale.

Poi, improvvisamente, la rivelazione mistica:
i quadricicli sono automobili.

E come l’ha scoperto il cittadino aretino medio?
Con un comunicato?
Con cartelli?
Con una campagna informativa?

Macché.

Col verbale.

29 euro e 40 di illuminazione amministrativa.

La discussione esplosa nel gruppo “Sei di Arezzo se…” è il perfetto riassunto della mobilità cittadina: metà persone convinte che fosse sempre stato vietato, l’altra metà cascate dal pero come se il Codice della Strada fosse stato riscritto durante la notte nei sotterranei del Comune.

“Le macchinine occupano tre posti moto”.
“Non ci sono abbastanza stalli”.
“È solo per fare cassa”.
“I monopattini invece fanno il Giro d’Italia senza casco”.
“Le minicar sono bare con le ruote”.
“Una volta le guidavano solo gli invalidi”.

Mancava solo uno che tirasse fuori le scie chimiche e il dibattito era completo.

La parte più poetica, però, resta la spiegazione ricevuta da una cittadina:
“i parcheggi dedicati verranno predisposti nel tempo”.

Nel tempo.

Una frase meravigliosa.
Quasi filosofica.

Le multe invece no.
Quelle subito.
Puntuali.
Efficientissime.
Più veloci degli stalli, della segnaletica e probabilmente pure della manutenzione delle strade.

È il solito miracolo aretino: la sanzione arriva sempre prima dell’organizzazione.

Un po’ come se domani il Comune decidesse che le biciclette devono parcheggiare sui tetti e iniziasse a fare multe spiegando che “la normativa è cambiata” e che “i tetti verranno predisposti gradualmente”.

Tecnicamente la legge c’è.
E infatti nessuno discute quello.

Il punto è che ad Arezzo spesso le regole non entrano nella vita dei cittadini tramite informazione, ma tramite contravvenzione.
Il verbale come mezzo di comunicazione istituzionale.

E così, mentre la città si divide tra chi invoca tolleranza e chi sogna rastrellamenti di minicar parcheggiate male, resta una certezza tutta nostrana:

ad Arezzo puoi ignorare una norma per anni senza problemi.
Poi una mattina ti svegli… e scopri che era severamente vietato dal 2019.

2 COMMENTI

  1. Non ho capito questo articolo è un elogio all’ignoranza se accompagnata dalla tolleranza ho invito a non rispettare le regole. Chi guida le minicar deve aver almeno il patentino e quindi conoscere il codice della strada. Ad oggi per le bici sui tetti non esistono regolamentazioni ad eccezione le norme sulla sicurezza con le relative responsabilità civili e penali, quindi è parlare dell’acqua bagnata. Se gli stalli non esistono bene che venga sollevato il tema, ma ad oggi devono parcheggiare negli stalli per auto. Ritengo più grave la bassissima presenza di colonnine elettriche, specialmente nel centro storico che dovrebbe essere la zona dove più i mezzi elettrici dovrebbero circolare.

    • Nessun elogio dell’ignoranza e nessun invito a non rispettare le regole. Anzi: nell’articolo è scritto chiaramente che la norma esiste e che i quadricicli, essendo equiparati alle auto, devono parcheggiare negli stalli dedicati.

      L’ironia era rivolta a un altro aspetto molto aretino: il fatto che tante persone abbiano scoperto questa regola direttamente attraverso le multe, dopo anni in cui certe situazioni erano tollerate o comunque diffuse senza particolari controlli.

      Sul tema degli stalli insufficienti si può discutere senza per questo sostenere che “ognuno fa come vuole”. Così come è condivisibile il tema che sollevi sulle colonnine elettriche, soprattutto in centro storico, dove la mobilità leggera ed elettrica dovrebbe essere incentivata con infrastrutture adeguate e non solo con sanzioni.

      L’Ortica, come sempre, racconta i tic cittadini e le reazioni aretine davanti ai problemi quotidiani. Stavolta il dibattito era tutto lì: tra chi chiede rispetto delle regole e chi lamenta una città organizzata spesso “dopo”.

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