AREZZO – Nelle elezioni comunali appena concluse c’è chi ha sfiorato le mille preferenze personali e chi, più modestamente, ha scelto un percorso diverso: zero.
Secondo i dati pubblicati sul portale elettorale del Comune, ben 47 candidati al consiglio comunale hanno terminato la loro avventura politica senza raccogliere neppure una preferenza. Nessuna. Zero assoluto. La perfezione statistica.
Un risultato che apre interrogativi profondi sulla natura umana, sulla fiducia e soprattutto sulle dinamiche familiari.
Perché una cosa è prendere pochi voti. Un’altra è non riuscire a conquistare nemmeno quello che, teoricamente, dovrebbe essere il consenso più facile da ottenere: il proprio.
Gli esperti stanno infatti cercando di capire se tutti e 47 si siano dimenticati di scrivere il proprio nome sulla scheda oppure se abbiano deciso di votare candidati considerati più competitivi.
Tra le ipotesi al vaglio anche un eccesso di modestia, una forma estrema di fair play democratico o il celebre fenomeno dell’amico che promette: “tranquillo, ti voto sicuro”.
Molti osservatori fanno notare che in una tornata elettorale con centinaia di candidati distribuiti in decine di liste, il dato non è affatto raro. Ma questo non impedisce alla città di interrogarsi sul destino di quei 47 aspiranti consiglieri rimasti sospesi tra la campagna elettorale e l’invisibilità statistica.
Intanto ad Arezzo continua la corsa verso il ballottaggio tra Marcello Comanducci e Vincenzo Ceccarelli, mentre i grandi partiti analizzano flussi, coalizioni e strategie.
I 47 dello zero, invece, attendono ancora una risposta alla domanda più difficile della politica contemporanea:
“Ma almeno tu ti eri votato?”


