AREZZO – Ogni tanto la redazione dell’Ortica entra nei gruppi Facebook aretini per osservare da vicino i dibattiti che animano la città. Non per stabilire chi abbia ragione, ma per raccontare come un problema reale si trasformi, commento dopo commento, in uno specchio perfetto degli umori cittadini.
Oggi è toccato a una fotografia scattata all’alba in piazza Risorgimento: due persone che hanno passato la notte sotto una vetrina sfitta, cinque cani, qualche coperta e due passeggini vuoti. Una scena che nel giro di pochi minuti ha trasformato Facebook nella seduta straordinaria del Consiglio Comunale Permanente di Arezzo.
La prima corrente di pensiero è quella dello sdegno immediato.
“Siamo arrivati alla frutta”, “che schifo”, “Arezzo città del campeggio pubblico”. In pratica, per alcuni il problema principale non è che qualcuno dorma in strada, ma che lo faccia senza aver prima prenotato una piazzola.
Poi arriva il partito della compassione sintetica.
“Poveretti.”
Messaggio breve, efficace e soprattutto compatibile con la pausa caffè.
Subito dopo si apre il grande dibattito filosofico sulla libertà individuale. C’è chi sostiene che vivere sotto una vetrina sia una scelta di vita consapevole, quasi una forma estrema di smart working urbano. Altri replicano che forse dietro c’è qualcosa di più complicato della semplice voglia di dormire sull’asfalto.
A quel punto Facebook fa quello che Facebook sa fare meglio: passare da Piazza Risorgimento alla geopolitica mondiale in tre commenti.
Qualcuno propone dormitori permanenti, recupero di edifici abbandonati e percorsi di reinserimento. Qualcun altro ricorda le panchine anti-clochard. Spunta la Danimarca con i suoi casottini riscaldati. Qualcuno tira in ballo Firenze. Qualcun altro Roma. Nel giro di mezz’ora si arriva ai comunisti, come da regolamento non scritto di ogni discussione online.
Immancabile anche la categoria “pensiamo ai veri innocenti”.
Non le persone.
I cani.
“Poveri cani” raccoglie infatti uno dei più ampi consensi della giornata, confermando che ad Arezzo un cane gode ormai di un consenso trasversale che qualsiasi candidato sindaco può soltanto sognare.
Nel frattempo emerge anche il tema pratico: il bagno del bar utilizzato per lavarsi e lasciato, secondo la testimonianza della titolare, in condizioni non proprio da recensione a cinque stelle.
Ed è forse qui che la discussione smette di essere teorica. Perché tra chi prova pena, chi prova rabbia e chi cerca soluzioni, resta una domanda semplice: che cosa dovrebbe fare una città quando qualcuno finisce a dormire davanti a un fondo commerciale sfitto?
Facebook, come sempre, una risposta univoca non l’ha trovata.
Però ha prodotto nell’ordine: un trattato di sociologia, un congresso politico, una lezione di urbanistica, un dibattito sull’immigrazione, un summit europeo sul welfare e una discussione veterinaria.
Tutto prima di pranzo.
Arezzo, del resto, è una città efficiente. Anche quando non risolve i problemi, riesce comunque a commentarli tutti.


