🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Questa sera si comincia davvero. Alle 21, al Partenio-Lombardi di Avellino, l’Arezzo ritrova quella Serie B attesa per diciannove anni. Un gradino alto, certamente, ma conquistato sul campo grazie alle qualità di un gruppo che nello scorso campionato ha dimostrato di meritarlo.
Anche il pubblico amaranto ha fatto un salto che, fino a poco tempo fa, sembrava difficilmente immaginabile. Oltre 5.100 abbonamenti significano una cosa molto semplice: Arezzo è tornata a stringersi intorno alla propria squadra.
Non è soltanto entusiasmo per la promozione. È anche fiducia nel progetto portato avanti dal presidente Guglielmo Manzo: il nuovo stadio, le strutture, l’organizzazione della società e il rilancio del settore giovanile. Tutto fa pensare a un’Arezzo che non vuole limitarsi a fare una comparsata in Serie B.
A questo punto potremmo anche nominare ufficialmente il nostro condottiero salernitano “Guglielmo I”. Il titolo nobiliare magari costa meno dello stadio e, soprattutto, non richiede una variante urbanistica.
Il tifoso, naturalmente, guarda prima di tutto il risultato. Vuole vincere, possibilmente giocando bene e senza dover ricorrere alla farmacia ogni volta che gli avversari battono un calcio d’angolo. Ma una società non si costruisce soltanto con la classifica della domenica: servono fondamenta sportive, organizzative e strutturali.
Le basi sembrano esserci e gli obiettivi, almeno nelle intenzioni, guardano ancora più in alto.
Ed eccoci allora alla parte che ci compete: quella dei botoli ringhiosi. Le nostre critiche non vogliono essere sentenze, ma desideri, preoccupazioni e qualche civile abbaiata indirizzata al direttore sportivo Aniello Cutolo.
Il numero dei giocatori sotto contratto che potrebbero non rientrare nei programmi di mister Bucchi è ancora elevato. Confrontandolo con quello di altre società della categoria, tuttavia, non sembra una situazione fuori controllo.
Il calcio di oggi funziona così. Se vuoi salire di livello devi mettere più saggina nel fienile, perché presentarsi al mercato con una rosa costruita al millimetro può diventare limitante e perfino pericoloso.
Ormai molte partite si giocano anche sui tavoli dei procuratori. Se vuoi le carte giuste per affrontare una categoria difficile come la Serie B, qualche carta in più devi prenderla. È una specie di poker nel quale gli agenti fanno il mazzo, le società mettono le fiches e i tifosi pagano il biglietto per scoprire se avevamo davvero gli assi oppure soltanto una coppia di sette.
Adesso, però, il mercato può aspettare per novanta minuti.
Al Partenio serviranno umiltà, forza e la capacità di soffrire tutti insieme. La Serie B è più dura, più veloce e non regala niente. Ma l’Arezzo non è arrivato fin qui per chiedere permesso.
Si parte da Avellino, con 353 tifosi amaranto nel settore ospiti e un’intera città davanti alla televisione. La prima battaglia è questa. Affrontiamola tutti insieme.
Forza Arezzo!
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