In Confcommercio Toscana cambia il vertice, ma soprattutto potrebbe cambiare il menù.
Dopo anni nei quali associazionismo, rappresentanza e convivialità sono andati spesso a braccetto, la parola d’ordine della nuova stagione è sorprendentemente semplice: meno cene e più servizi alle imprese.
La svolta viene raccontata oggi dal Corriere Fiorentino, che descrive la fine dell’era del tandem Aldo Cursano-Franco Marinoni: il primo alla guida dell’organizzazione regionale da cinque anni, il secondo direttore generale da tredici.
Dopo mesi di tensioni interne arriva quindi il cambio di rotta. Alla presidenza regionale dovrebbe approdare Gianluca Spampani, attuale presidente di Confcommercio Prato-Pistoia, sul quale convergerebbe l’intesa delle associazioni territoriali.
E fin qui siamo nel normale ricambio ai vertici. La parte interessante arriva quando si parla di quello che Confcommercio Toscana dovrebbe fare d’ora in avanti.
Meno presenzialismo, meno eventi di piazza, meno iniziative organizzate soprattutto per ottenere visibilità. Più servizi, studi e strumenti concreti per le aziende.
Una frase che, tradotta dal linguaggio associativo a quello comprensibile anche senza badge al collo, suona più o meno così: forse agli imprenditori interessa sapere dove sta andando il commercio più che sapere dove si tiene la prossima cena.
La nuova impostazione dovrebbe concentrarsi sui flussi turistici, sulle trasformazioni del commercio, sulle nuove vocazioni economiche dei territori e sulle opportunità di investimento.
Insomma dati, analisi, proposte e servizi. Roba pericolosamente vicina al concetto di utilità.
Il cambio non sarebbe soltanto organizzativo. Confcommercio Toscana vorrebbe anche tornare a incidere maggiormente sulle scelte pubbliche, dialogando con le istituzioni attraverso contenuti e competenze oltre che attraverso la tradizionale forza della rappresentanza.
Perché una cena può creare relazioni, un aperitivo può aprire qualche porta e una foto davanti al roll-up non si nega a nessuno. Ma quando un commerciante deve capire perché il centro si svuota, come cambia il turismo o dove finiranno i consumi nei prossimi cinque anni, il prosecco tende ad avere capacità previsionali piuttosto limitate.
Naturalmente nessuno pretende l’abolizione totale delle cene. Sarebbe una trasformazione sociale troppo traumatica per la Toscana, terra nella quale molte strategie economiche hanno storicamente raggiunto il massimo della lucidità tra il secondo e il cantuccio.
Ma se davvero la nuova Confcommercio regionale riuscirà a trasformare qualche brindisi in dati, qualche cerimonia in servizi e qualche passerella in strumenti utili alle imprese, sarà difficile lamentarsi.
Resta soltanto una domanda: per presentare ufficialmente la linea “meno cene, più servizi”, faranno una cena?
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali. Fonte della notizia: Corriere Fiorentino, edizione del 9 settembre 2026.


