🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Mancuso, Olivieri e Mancini subito in campo nell’allenamento amaranto a Rigutino. Tavernelli ha lavorato a parte, mentre il resto del gruppo ha chiuso la seduta con partite a pressione su spazi ridotti: ritmo alto, poco tempo per pensare e pallone che scotta come una ricevuta del ristorante lasciata al tavolo.
L’arrivo di Leonardo Mancuso allarga ulteriormente le possibilità offensive dell’Arezzo. Ora abbiamo tre centravanti. Anzi quattro.
C’è Pietro Cianci, capocannoniere amaranto con due gol nelle prime due giornate. C’è Alberto Cerri, che appare sempre più vicino alla condizione migliore. C’è Mancuso, subito riconoscibile per un tiro secco e preciso. E poi c’è il giovane Gianmarco Cipriani, classe 2008, ancora tutto da scoprire ma già dentro un reparto dove per trovare posto servirà presentarsi con il numerino.
Senza dimenticare Marco Olivieri, attaccante più mobile e meno legato alla mattonella del centravanti tradizionale. Insomma, davanti l’Arezzo non ha più il problema di trovare un nove: semmai dovrà evitare che, durante la partitella, qualcuno sia costretto a fare il raccattapalle.
Ma alla Mossa scalpita anche un Chierico.
Luca Chierico è un giocatore difficile da chiudere dentro una casella. Non è un play al quale consegnare le chiavi della costruzione e non è nemmeno un centrocampista di puro contenimento, di quelli che recuperano palloni, caviglie e qualche amicizia.
Ha però corsa, mezzi tecnici e soprattutto la capacità di comparire dove l’avversario non se lo aspetta. Può muoversi dietro le punte, occupare entrambi i mezzi spazi, accompagnare le catene laterali e triangolare tanto a destra quanto a sinistra.
La sua qualità migliore emerge sulle seconde palle. Quando l’azione sembra finita, Chierico può riaccenderla con un inserimento, una pressione o una giocata rapida vicino all’area. Non gli si deve chiedere di dirigere l’orchestra: può però entrare dal retro del teatro e portarsi via il violino.
Domenica il Palermo ha mostrato qualcosa di simile con il numero 17, Dennis Johnsen. Non significa sostenere che Chierico sia Johnsen, ma osservare una funzione tattica: rompere l’equilibrio, partecipare alla costruzione e arrivare rapidamente negli ultimi metri. Il norvegese lo ha fatto anche segnando il primo gol della partita.
Chierico può diventare quel genere di jolly: non necessariamente titolare fisso, ma uomo capace di cambiare posizione e interpretazione della squadra senza obbligare Bucchi a rifare ogni volta il catechismo tattico.
Con quattro nove, Olivieri e un Chierico, il problema dell’Arezzo non è più chiedere una grazia.
È decidere chi mettere sull’altare e chi lasciare in sagrestia.
Credito: Foto: S.S. Arezzo


