Oggi scrivo sulla cucina giapponese, presentando gli spaghetti Shirataki.
Mio figlio Tommaso vive a Tokyo con sua moglie Yuri e sua figlia Miiwa Vittoria.
Può essere seguito entrando nel suo profilo social “Tommaso in Giappone”.
Tempo fa mia nuora Yuri mi ha fatto scoprire gli spaghetti di Konjac, con un sugo ottenuto con il fungo Shiitake (Lentinus Edodes), una macinata di carne di suino magro, carote cotte.
Curioso, ho mangiato una porzione.
Yuri parla bene l’italiano e sa cucinare cucina giapponese ed italiana.
La cucina giapponese è patrimonio dell’umanità.
Gli spaghetti shirataki possono essere acquistati in ogni supermercato in Italia.
E ‘una pianta perenne, che cresce da un grande bulbo, fino a 25 cm di diametro, in altezza oltre un metro.
Il metodo per ottenere gli spaghetti shirataki parte dalla radice (tubero) del konjac, si ottiene una pasta, che spinta attraverso una griglia di lame taglienti di una scatola di legno, fornisce una cascata bianca, da qui il nome “shirataki”, che significa “cascata bianca” per l’aspetto degli spaghetti.
Gli spaghetti shirataki contengo una buona dose di gluocommanano, una porzione cruda di 100 g contengono circa 4 g di glucomannano, una fibra idrosolubile capace di assorbire acqua e fare massa. Contengono dosi più limitate di cellulosa, lignina, fibre alimentari.
Quindi gli spaghetti shirataki contengono glucomammano ed acqua, non contengono carboidrati glicemici, lipidi, proteine.E’ una catena di glucosio e mannosio.
Costituisce massa a livello enterico, riducendo il tempo di transito intestinale e l’assorbimento di glucidi da intestino nel sangue.
Lo shiitake è nutritivo, ricco di proteine (il contenuto di queste corrisponde a circa il 17,5% del totale di materia secca), con otto amminoacidi essenziali.
Gli spaghetti shirataki possono essere acquistati con facilità nei negozi bio e nei supermercati italiani.


