Dopo anni di inattività, Ugo e Pino vennero richiamati in servizio per una nuova spedizione oltre il Sistema Solare, direzione: fascia di Kuiper. Nella loro navicella, però, niente intelligenza artificiale, né briciole autonome. Solo vecchie attrezzature e una scorta emotiva di nostalgia e stanchezza. Ormai erano considerati “vuoti a perdere”.
Nella seconda metà del XXXV secolo, il concetto di pianeti nani come Plutone, Sedna o Eris era consolidato da oltre 1500 anni. Ma strane interferenze gamma e i controversi studi di Zecharia Sitchin su antichi testi sumeri fecero supporre la presenza di un oggetto ancora ignoto: Niburi.
Pino: “Ugo, vedi niente di nuovo dall’oblò?”
Ugo: “Mi sto appena svegliando dal sonno ibernativo… Dammi tempo di mettermi la maschera lava-viso e guardo!”
Durante il viaggio, Pino era stato sedato a -25°C con la proiezione continua dei Dieci Comandamenti, tanto che ormai li sapeva a memoria. Ugo, più sfortunato, aveva ricevuto l’intero sequel della Corazzata Potëmkin, versione integrale.
Tra un sogno e l’altro, Pino ricorda persino la festa del 2 Giugno al Prato di Arezzo, con il tricolore issato tra i pini, il saluto alle autorità e l’incontro col vecchio amico Beppe. Ma è un ricordo o un sogno?
Contatto col pianeta Niburi
Ugo: “A destra, a destra! Un corpo celeste in avvicinamento!”
Pino: “Io lo vedo a sinistra!”
Ugo: “Sono in coda alla navicella, vedo tutto al contrario… Prepara l’ammaraggio, veloce!”
I razzi si attivano — o almeno ci provano.
Ugo: “Ma che razzi ci hanno dato? Viagra retard?!”
La navicella si schianta su una superficie ghiacciata, ma l’aria è respirabile, la temperatura segna 35°C… eppure il mare resta ghiacciato.
All’improvviso, un grande lastrone di ghiaccio si solleva, rivelando sette teche. Al loro interno, sette donne altissime, bellissime… e con tre seni ciascuna.
Pino: “Noi veniamo dalla Terra, il terzo pianeta dal Sole, dopo Mercurio e Venere…”
Donne (in coro): “Noi figlie di Niburi, il vero nono pianeta. Cercavamo uomini veri, per quarant’anni siamo state sottozero!”
Sette donne per due terrestri
Ugo è perplesso.
“Ti ricordi Sette spose per sette fratelli? E noi siamo solo in due! Se torno sulla Terra, Aloe mi scuoia viva!”
Pino: “Mana capirebbe. Anzi, forse ne sarebbe persino contenta…”
Tre donne si avventano su Ugo, tre su Pino. La settima gonfia con impegno un letto ad aria.
Cominciano i preliminari. I due astronauti si ritrovano sommersi da curve, seni e lingue come dolci d’altri tempi. I capezzoli? Ciliegine sui zuccotti del Morgana. Un’estasi spaziale. Un bombardamento erotico di santa ragione.
Ritorno sulla Terra (forse) “Sveglia! È ora di andare sulle piste!”
Era il fratello di Ugo, che lo sollecitava per una giornata di sci in Alta Badia. Ugo aveva 79 anni e stava imparando ogni deviazione delle piste come fossero parte di sé. Avrebbe voluto portare con sé i suoi Kastle a lamine segmentate da 210, e chissà… forse lo avrebbe fatto ancora.
Ma allora… era solo un sogno? O un viaggio onirico nel tempo, nello spazio… e nel desiderio?


