Due posti secchi come in una carlinga da caccia, tre ruote e un cuore Abarth da 175 cc: la Mivalina (o Mivalino, che dir si voglia) era una vera novità, una scheggia impazzita su strada.
I fratelli Grandi, con le altre “canaglie” di Arezzo, organizzarono una spedizione per vedere da vicino il passaggio della Mille Miglia, appena dopo Acquapendente, in prossimità di due tornanti della Cassia, prima di Radicofani.
Il passaparola fu fulmineo: se si muovevano i giovani, si muovevano anche i genitori. Così fu che mezza Arezzo partì per quelle curve.
Il mi’ babbo aveva da poco comprato una macchina usata, ma che ai miei occhi pareva un bolide regale: una Lancia Augusta spider del 1934, nera con cappotta grigia, muso lungo come un camion, sei bocchette sul cofano per raffreddare il motore, fari esterni sui parafanghi e due ruote di scorta inchiodate a uno sperone del baule. I sedili in pelle rossa erano la ciliegina. A volte partiva solo con la manovella e fumava un po’ troppo dal radiatore, ma era pur sempre una macchina. Non certo quel furgone scassato che il babbo si faceva prestare dal Lucioli Battello.
Partimmo all’alba, con un catino di zinco per il pranzo: pollo allo spiedo e patate arrosto (del giorno prima, ma scaldate bene), un fiasco di vino, due bottiglie d’acqua con l’idrolitina, e un lenzuolo di lino grosso a fare da tovaglia.
Il viaggio? Un’odissea. Velocità: poca. Emozione: alle stelle.
Quando finalmente arrivammo, ci fecero parcheggiare la nostra “carrozza” su una strada bianca che si perdeva nei campi. A piedi raggiungemmo i tornanti.
Eravamo in mille, forse più, quasi tutti aretini. I giovani avevano già preso posizione dal giorno prima: una tenda militare, una damigiana di vino e, in bella vista sul tavolino, un prosciutto iniziato, coperto da un canovaccio.
Le signore chiacchieravano del più e del meno, noi ragazzi in fibrillazione. Mentre pranzavamo, iniziammo a sentire i primi rombi. Io pensavo che il primo che si sentiva fosse anche il primo in classifica — ma non era così.
Quando comparvero quelle piccole rosse a tre ruote con tettino bianco, le Mivaline Abarth, fu un’emozione pura.
Vinse Marzotto (con un altro in Ferrari), secondo arrivò Fangio.
L’anno dopo, la Lancia Augusta era ormai fusa e io non vidi mai più un’altra Mille Miglia dal vivo.


