Non fatevi ingannare dal nome: la Macchina del Flitte non era un’auto di lusso e nemmeno un abito da matrimonio, ma un piccolo aggeggio volante (più nella fantasia dei bambini che nella realtà), con cui si sparava il mitico — e ora proibitissimo — DDT.
A vederlo, sembrava un aereomodello fatto male: carlinga simile a una pompa da bici e, al posto delle ali, serbatoi di tutte le forme — botticelle, cilindri, ciotole — dove stava l’insetticida.
Ovviamente, i grandi cercavano di tenerlo fuori dalla portata dei ragazzi, ma figurarsi: per noi era l’unica pistola ad acqua esistente (le SuperSoaker ancora dovevano nascere). Peccato che al posto dell’acqua nebulizzasse un insetticida cancerogeno che oggi farebbe scattare l’allarme chimico.
Va detto però che il DDT ha avuto il merito di spazzare via la malaria in Europa già nei primi anni ’50. Dopo di che, a spazzare via eravamo noi: con tosse, occhi rossi e qualche futuro problema di salute.
Io, all’epoca, ero già un piccolo ingegnere di scoppietti*.
Sapevo rimettere in funzione il pompante dello stantuffo con mastice e camere d’aria vecchie, mentre la tanica del DDT — con la classica etichetta della “morte secca” — rimaneva chiusa nel “grande armadio delle cose pericolose”. Ma a noi bastava farla funzionare per giocare alla guerra chimica di quartiere.
* Scoppietti: armi di precisione dell’epoca, ricavati da rami di sambuco svuotati, durati e incisi come piccoli fucili. Il proiettile? Olive o bacche di alloro (le famose “avere”), sparate con una bacchetta di sanguinella e una nappa ben bagnata di saliva per creare la giusta aderenza.
Risultato: colpi da 6 metri e “roselle” dolorose sui nemici, molto prima dell’avvento dei paintball.



Se non era già troppo grande, Fracassi, vogliamo una corposa esposizione su: cerbottane; fionde; archi con frecce; cariolini; bullini e figurine.
Le cime biforcute dell’acero campestre dei vecchi filari erano le nostre fabbriche di armi; si potevano scegliere di diversa misura, ma, secondo più valida precisione, i corni non dovevano avere un diametro superiore al centimetro. Il taglio doveva essere fatto a trenta centimetri rispetto alla forca, poi il tutto veniva sbucciato, legati i corni con fil di lega a circa 30/40 cm dalla biforcazione, incrociati, in modo che la forca fosse proporzionata ai “ghiavottoli” (proiettili) che volevamo lanciare, non più di sette cm. Con fil di lega, indurito il tutto al fuoco, sempre legata, si tagliava la giusta misura per l’impugnatura e i corni a 6 cm ed a 5 mm dalle estremità si incideva leggermente per la legatura, con lo spago sugnato, dei nastri di camera d’aria degli autocarri, non più larghi di 1 cm (nera), lunghi 30 cm circa, a cui veniva collegato con legatura sempre di spago il coietto, rigirando dopo il foro verso l’esterno ogni singolo nastro. Successivamente, in tempi più recenti, gli elastici Pirelli da 0,5 quadrati davano più gettata…
Questa la fionda. Per archi usavamo sanguinella grossa da un dito, per frecce canne dei cannicci con punta di fil di lega attorcigliato, sempre sbucciata e indurita al fuoco, spago sugnato come corda, di regola quello che usavano per legare i tappi della conserva prima di metterli nel bollitore della biada. Per le cerbottane, il primo magazzino dei Polverini, in via Crispi 68, ci forniva i forassiti in plastica, di cui la “Mammarosa” ben presto ci proibì la fornitura, in quanto colpivavamo le su-citte!…
E le frecce coi raggi delle biciclette con le punte levigate non le faceva?
L arrivo degli elastici Pirelli x la fionda fu come passare dal fucile modello 98 delle disgraziate guerre mussoliniane al Barret M82. Io l ho visto alla fine degli anni ’60. Non dimentichero’ mai il Nappini che dal piazzale della chiesa di Santa Croce colpi” preciso in testa un piccione che era sul tetto della chiesa.
Noi di campagna , sapevamo la pericolosità dei dardi in metallo, io personalmente nel 1952 trovai sei bombe da mortaio, fui messo nel giornale, e accompagnai i questurini con la campagnola, nel posto del ritrovamento.
Già a quell’età eravamo capaci di innalzare, fino a 15 metri, un “bussolotto”, con lo sputo, il carburo, e il fiammifero!!!