Dal lontano Ponsacco, sotto una pioggia gelida e violenta, alla travolgente vittoria di Livorno, fino allo storico successo nell’amichevole con il Napoli e alla preziosa vittoria nello scontro diretto per la vetta: questo è il cammino dell’Arezzo, frutto del grande impegno della società e della voglia di raggiungere traguardi sempre più ambiziosi.
Ai figli e ai nipoti, i 627 di Ravenna potranno dire con orgoglio: “Io c’ero.”
Durante l’intervallo, forse per l’irrigazione del campo, sopra la nostra curva è apparso uno straordinario arcobaleno orizzontale. Un segno del destino, proprio davanti a noi, mentre Cianci fingeva il passaggio a Pattarello, prima di servire il cross che ha portato al gol di Tavernelli.
E che dire poi del bel gol di Ravasio, dopo il palo di Cianci, e della scivolata vincente di Varela nel finale?
Un gioco da altra categoria, soprattutto nel secondo tempo, quando i nostri ragazzi hanno mostrato la volontà di vincere e chiudere la partita. Il primo tempo era stato equilibrato, ma si capiva che il pallino lo avevamo noi: bastava guardare le aperture di Guccione, precise e pulite, quasi perfette.
Loro? Poco più di uno svarione di Gilli e un colpo di testa innocuo di Tenkorang. Da segnalare invece le pericolose incursioni di Pattarello e Tavernelli, e un rigore non concesso — come quello mai visto nello spareggio Grosseto-Terranuovese due anni fa. Coincidenze o… vizio? Gli errori arbitrali si sono ripetuti anche nella ripresa su due interventi dubbi su Varela.
Per i voti, otto a tutti! Anche a Gilli, che dopo un avvio incerto ha reagito da vero professionista, dimostrando il suo valore. Otto a Perrotta, entrato con la giusta cattiveria, come Arena, e lo stesso voto va a chi era in panchina: tutti parte di una squadra vera.
E un dieci simbolico a Bucchi, che non ha sbagliato nulla: ha rimesso il centroavanti, inserito due esterni, spaccato la partita con l’ingresso di Varela, e rinforzato la difesa spostando Righetti dietro e inserendo Gigli, una torre preziosa sui calci piazzati. L’ingresso di Iaccarino per l’infortunato Mawuli è stata la prova che in questo Arezzo la struttura si regge sulla classe e sulla testa.
Guccione, Iaccarino e Chierico, con gli esterni, hanno mostrato schemi da palati fini.
Chiosa, risolutore dietro, De Col, ordinato e preciso, e la sicurezza di Venturi completano un quadro perfetto.
Ah… e per il “lancio d’oro”, in testa resta sempre Guccione, con quelle aperture “a calice” che fanno innamorare.
Foto: S.S. Arezzo


