La mano che prende una penna e scrive su un foglio bianco: un gesto sempre più raro.
Stiamo perdendo, giorno dopo giorno, la capacità della scrittura.
Provare a scrivere oggi significa riscoprire un’abilità dimenticata.
Prendiamo un foglio e una penna. Iniziamo a scrivere, e ci accorgiamo che la mano fatica a seguire con ordine i nostri pensieri. Scrivere una pagina intera sembra difficile.
Eppure scrivere è un atto fondamentale per la nostra energia psichica: vuol dire mettere in ordine i pensieri, dare forma a ciò che ci abita dentro.
Scrivere — usare la mano — è un atto contro la depressione.
Il foglio bianco diventa uno specchio della nostra interiorità, dove rappresentiamo emozioni, riflessioni, desideri.
La saggezza del passato aveva già compreso questo valore, inventando il diario: la “cronaca della propria vita”.
Scrivere è una forma di meditazione.
Perdere la capacità di scrivere a mano significa anche perdere la capacità di parlare, perché nella scrittura c’è sempre un soggetto, un verbo, un contenuto: un ordine mentale.
Scrivere è imparare a comunicare con se stessi e con gli altri.
Ricordiamo i tempi della scuola, quando iniziavamo un tema con la parola “Svolgimento”.
Perché non riprendere oggi una penna e tornare a scrivere?
Nel nostro corpo esiste il sistema nervoso autonomo, che agisce indipendentemente dalla nostra volontà e regola le funzioni vitali.
Non controlliamo il battito del cuore, né i movimenti dell’intestino: sono le emozioni a influenzare questi ritmi profondi.
Scrivere a mano un diario significa far emergere le emozioni, mettere ordine ai pensieri, dare voce alla persona che è dentro di noi.
La mano che scrive lentamente pensa, genera memoria, crea salute ed energia psichica.
È meditazione creativa. È saper vivere. È un abbraccio di vita.
La mano e il mangiare
Ogni giorno la nostra mano porta il cibo dal piatto alla bocca.
Con quel gesto costruiamo il nostro corpo attraverso i nutrienti che la mano sceglie e offre.
Siamo una formula biochimica vitale, plasmata dal cibo che assumiamo.
Il pollice ha un ruolo primario in questo processo: coordina, guida, nutre.
Eppure, le stesse dita che scrivono sono quelle che portano il cibo alla bocca.
Due gesti quotidiani — scrivere e mangiare — che racchiudono la nostra umanità: pensare e nutrirsi, creare e vivere.


