Il consenso è il fondamento della libertà sessuale e ogni tentativo di indebolirlo rappresenta un grave passo indietro nella tutela dei diritti delle donne. A denunciarlo con forza è la Conferenza delle Donne Democratiche della Provincia di Arezzo, che prende posizione contro proposte di modifica normative capaci di spostare, ancora una volta, il peso della violenza sulle vittime.
Quando il consenso viene messo in discussione, le donne sono costrette a dimostrare di aver resistito “nel modo giusto” per essere credute. È così che si alimenta la vittimizzazione secondaria: una forma di violenza istituzionale che scoraggia le denunce e mina profondamente la fiducia nel sistema giudiziario.
La Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia con la legge n. 77 del 2013, stabilisce con chiarezza che i reati di violenza sessuale devono essere fondati sull’assenza di un consenso libero e volontario. Qualsiasi arretramento rispetto a questo principio non garantisce maggiore tutela, ma rafforza una cultura che normalizza la violenza e colpevolizza chi la subisce.
Particolarmente grave, secondo le Donne Democratiche, è che una simile proposta venga promossa dall’onorevole Giulia Bongiorno, con l’avallo politico della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La presenza femminile nelle istituzioni non può diventare un alibi: la rappresentanza non è neutra se non si traduce nella difesa concreta dell’autodeterminazione e dei diritti delle donne.
Per questo la Conferenza delle Donne Democratiche della Provincia di Arezzo denuncia con forza questo arretramento e ribadisce un principio non negoziabile: senza consenso non c’è libertà, e senza libertà non c’è democrazia.


