Ogni anno arriva puntuale la Festa della Donna.
Mimose, frasi gentili, immagini luminose, parole che parlano di forza femminile, di sorellanza, di solidarietà tra donne.
Tutto molto bello, e in parte anche vero.
Ma se guardiamo la realtà con un po’ di sincerità dobbiamo ammettere che non sempre funziona così. Spesso, invece di sostenerci, tra donne finiamo per farci la guerra.
Non ho mai capito davvero perché.
Forse perché per troppo tempo ci è stato insegnato a competere invece che a riconoscerci, a difenderci invece che ad allearci, a dimostrare continuamente qualcosa:
di essere all’altezza, di essere forti, di essere migliori.
Come se il valore di una donna dovesse sempre essere misurato e confrontato.
Così capita che invece di tenderci la mano ci guardiamo con sospetto, che invece di incoraggiarci nascano piccole rivalità e distanze inutili.
Eppure quando accade il contrario succede qualcosa di semplice e potente.
Quando le donne riescono a stare insieme con rispetto, quando si incoraggiano e camminano una accanto all’altra senza bisogno di dimostrare nulla, nasce un’energia particolare. Non è debolezza: è una forza antica.
Una forza fatta di cura, intuizione, capacità di proteggere la vita.
Forse anche per questo la storia del mondo è stata spesso guidata da un’altra logica, più primitiva: quella della forza esibita, del potere da dimostrare, della gara eterna a chi “ce l’ha più lungo, più duro, più grande”.
Una mentalità che nei secoli ha alimentato guerre, conquiste e distruzioni.
E ogni guerra lascia sempre la stessa immagine:
madri che piangono figli che non torneranno più. Forse proprio per questo la sensibilità femminile può portare un equilibrio diverso.
Non perché le donne siano perfette — non lo sono — ma perché portano dentro di sé una conoscenza viscerale del valore della vita.
La vita la custodiscono, la generano, la accompagnano nel mondo.
Se davvero le donne riuscissero a mettere questa forza al centro della guida del mondo, forse conquisterebbero davvero il futuro.
E probabilmente sarebbe un mondo più giusto, più empatico, più attento alla vita, invece di questo inferno in terra a cui troppo spesso assistiamo oggi.
Certo, la strada è ancora lunga e ci sono ancora molti chilometri da percorrere.
Ma quando le donne smettono di combattersi e tornano a guardarsi con benevolenza nasce qualcosa che ha il sapore delle cose vere:
Assomiglia al profumo del pane appena sfornato.
Assomiglia ai fiori che aprono la primavera. Segni semplici, quotidiani, ma profondi. Forse è proprio da lì che può nascere un mondo più umano, un mondo in cui la forza non sarà più misurata dalla capacità di dominare, ma dalla capacità di custodire la vita.
S.S.C.


