Storia vera o immaginaria di quel che accadde circa 150 anni fa, in quel di Sargiano.
Era un giorno di mezza estate del 1871 quando andai a trovare al Cicaleto i miei parenti: il mi’ zio e la mi’ zia con il loro citto e il cugino di quest’ultimo. Il Cicaleto, come oggi, era già una delle più belle ville di tutta la provincia. Il grande prato antistante era adornato da tende e da sdraio con ruote in legno e braccioli per dirigerle, come le carrette dei muratori.
Ci demmo alla gioia di fare le corse con questi mezzi, facendo salire a turno uno di noi citti e la seconda sorella del cugino del mi’ cugino… tanto fu che si ruppe un assale di una di queste sdraio. Scappammo tutti, chi qua e chi là, ed io in su’, verso il convento di Sargiano.
Al tornante prima del viale dei frati, dove si erge il leccio monumentale, mi si piazzò davanti il famigerato Gnicche.
«Oh citto, ‘ndo tu vai così di corsa e trafelato!?»
E io: «S’è rotta una sdraio e ora se ne busca. Corro al convento a farmi frate!»
E lui: «Bischero che tu sei! Vorresti privarti così giovane della gioia di intrufolarti tra le bianche cosce delle fanciulle e godere del piacere di possederle!?»
Poi proseguì: «Ci penso io: dico che ti ho ucciso e nascosto il corpo, così nessuno ti cerca per punirti!»
E così fu.
Nel 1871 il Gnicche uccise il contadino Cesare Fracassi… ma non ero io, perché non ero nemmeno nato!


