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📄 FONTE comunicato stampa Paolo Brandi, capogruppo di Rinascimento Castiglionese
Oh bella lì, ora s’è scoperto che ad Arezzo c’hanno pure l’aria da spartì. E senza nemmeno chiedere il permesso.
Succede che, in mezzo alla campagna elettorale, vien fuori l’idea geniale: prendere l’aviosuperficie di Manciano e trasformalla, così, con due parole buttate lì, in una specie d’“aeroporto allargato”. Che poi, già la definizione fa sorridere: “allargato” quanto? Con che soldi? E soprattutto… deciso da chi?
A dirlo è stato il candidato Comanducci, davanti alla platea di Confindustria, tutto convinto: “si potrebbe fare insieme” col sindaco Agnelli. Insieme a chi, viene da chiedersi? Perché qui si parla di territorio castiglionese, mica di un parcheggio dietro casa.
Il punto è semplice: un’aviosuperficie non è un aeroporto. Per diventarlo servono piste lunghe almeno il triplo, roba da 1800 metri, più carburanti, servizi, parcheggi e tutto il contorno. Non è che si tira una riga sull’asfalto e via, pronti al decollo.
E poi c’è la domanda che nessuno sembra essersi fatto: ma la gente di Manciano, della Valdichiana, l’hanno sentita? Perché qui non si parla più di due ultraleggeri la domenica, ma di venti voli al giorno, magari pure a reazione. Rumore, impatto ambientale, traffico… tutto questo chi se lo prende?
La sensazione, diciamola tutta, è quella di vedere certi politici fare come i vecchi signorotti: decidono su territori che non sono i loro, come se cielo e terra fossero roba da spartì tra una promessa elettorale e l’altra.
Ma il Medioevo, per fortuna, è finito da un pezzo. E prima di far volare gli aerei, forse sarebbe il caso di far atterrare un po’ di buon senso.


