Dal 2 aprile al 7 giugno Arezzo rende omaggio a Francesco Redi con la mostra bibliografica “Francisci Redi patricii arretini: la (ri)scoperta del genio”, allestita presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea. L’esposizione, curata da Elisa Boffa, riunisce circa 70 opere tra manoscritti, volumi a stampa e documenti che raccontano la figura del primo medico dei Medici, protagonista della cultura scientifica e letteraria del Seicento.
Tra i pezzi più rilevanti spicca il “Libro dei Ricordi”, diario personale iniziato da Redi in giovane età e per la prima volta esposto al pubblico. Accanto a questo, trovano spazio le illustrazioni commissionate agli incisori, vocabolari dell’Accademia della Crusca annotati a mano, studi sulla storia degli occhiali e la celebre ricetta del “cioccolatte al gelsomino”, preparazione raffinata a base di cacao, spezie e fiori freschi amata alla corte medicea. In mostra anche scritti letterari come l’elogio dei vini toscani, nato in ambito accademico e poi divenuto un’opera compiuta.
Il percorso espositivo è articolato in nove sezioni tematiche che ripercorrono la vita e l’opera dello studioso: dalle origini familiari alla produzione scientifica, dai rapporti con gli ambienti intellettuali del tempo fino alle opere postume. Ampio spazio è dedicato anche alla sua biblioteca personale, arricchita nel tempo grazie a una fitta rete di scambi con editori, scienziati e letterati.
Figura centrale della scienza moderna, Redi fu medico personale dei granduchi Ferdinando II de’ Medici e Cosimo III de’ Medici, nonché membro di importanti accademie come l’Accademia del Cimento. Le sue ricerche segnarono un passaggio fondamentale nello sviluppo del metodo sperimentale, portandolo a confutare la teoria della generazione spontanea e a porre le basi della moderna parassitologia.
Accanto all’attività scientifica, Redi fu anche raffinato letterato e poeta. Tra le sue opere più note figura il “Bacco in Toscana”, componimento dedicato ai vini della regione, esempio emblematico della sua capacità di coniugare rigore scientifico e sensibilità umanistica.
La mostra restituisce così il ritratto di un intellettuale poliedrico, profondamente legato alla sua terra ma inserito in una rete culturale europea, capace di lasciare un’impronta duratura nella storia della scienza e della cultura.


